Thursday, March 01, 2007

Università. spot e marketing

[da editare]

Da AFFARI&FINANZA di Repubblica del 12 febbraio 2007:

"Spot e marketing per "catturare" studenti ma i corsi piu' stravaganti
restano deserti

Da un capo all'altro della penisola e' un fiorire di lauree che definire
curiose e' poco: c'e' quella di Scienze del fiore e c'e' pure quella di
Scienze dell'igiene e del benessere del cane e del gatto

LUIGI DELL'OLIO
Roma

A Pavia si studia perdiventare dottori in Scienze del fiore e del verde,
mentre bisogna andare a Pisa per conquistare una laurea in Informatica
umanistica. Ad Aosta hanno invece istituito un corso di laurea in Scienze e
tecniche psicologiche delle relazioni di aiuto e a Bari uno in Scienze
dell'allevamento, dell'igiene e del benessere del cane e del gatto. Sono
alcuni dei corsi di laurea dai nomi curiosi, a volte sicuramente
stravaganti che sono stati attivati negli ultimi anni. Con l'introduzione
dell'autonomia universitaria e la riforma del 3+2, gli atenei italiani
hanno moltiplicato l'offerta formativa con un obiettivo preciso: quello di
"catturare" il maggior numero di iscritti. Ma anche le conseguenze sono
ovvie: viene dato il via a decine di corsi con un numero di immatricolati
che e' possibile contare sulle dita delle mani.
In ballo c'e' un mercato di 300-330mila "clienti", vale a dire il numero
di giovani che ogni anno entra nel mondo dell'universita'. Attirare il
numero piu' alto possibile di persone vuoi dire per gli atenei non solo
incrementare le entrate dirette (attraverso le rette), ma anche il
prestigio, che permette a sua volta di conquistare docenti illustri, che a
loro volta richiamano altri iscritti e conseguenti nuove entrate.
A questo scopo gli atenei fanno ricorso a ogni genere di strumento di
marketing, a cominciare dai manifesti pubblicitari e dagli spot televisivi,
che nella maggior parte dei casi giocano 1° carta della provocazione o
dell'ironia. Si sfruttano i canali della comunicazione moderna, da internet
ai videogiochi e si fa un largo ricorso alle lauree honoris causa,
dispensate a piene mani a personaggi della tv e dello sport. L'importante
e' finire sotto i riflettori dei media, far parlare di se', nel bene o nel
male.
"L'universita' si sta aprendo alle dinamiche del mercato e questo di per
se' non e' un male - osserva Mauro Santomauro, responsabile della didattica
e de1l'orientamento presso il Politecnico di Milano - Molti diplomati non
hanno idea del mondo universitario e l'informazione in tal senso puo'
favorire l'inserimento. L'importante e' non confondere comunicazione e
pubblicita': la sovrapposizione finisce col favorire i messaggi ammiccanti
e con il compromettere la qualita' degli iscritti".
Alla Bocconi hanno inventato un gioco per cellulari, intitolato "Ice
scream empire". L'utente e' chiamato a simulare la conduzione di una
piccola azienda di gelati: dalla registrazione dell'impresa all'assunzione
dei collaboratori, agli investimenti in comunicazione. "L'obiettivo
principale e' sensibilizzare il largo pubblico ai temi dell'economia -
spiega Mirka Giacoletto Papas, responsabile marketing e comunicazione
dell'ateneo milanese - Siamo un ateneo a numero chiuso, per cui non
utilizziamo questo strumento per accrescere il numero di iscritti; semmai
per ampliare la base di interessati e innalzare quindi il livello
qualitativo dei selezionati".
Nel 2002/03, primo anno di applicazione della formula 3+2, il ministero
dell'Universita' ha censito 3.838 corsi di laurea, 2.917 di primo livello e
736 di secondo. Ma nel giro di pochi anni la situazione e' esplosa, tanto
che quest'anno si e' toccata quota 5.434: un'impennata del 41 % (con le
lauree specialistiche piu' che triplicate) in quattro anni, a fronte di una
popolazione di immatricolati rimasta pressoche' inalterata. Alcuni corsi
quest'anno non sono partiti perche' andati deserti nel recente passato, ma
in molti casi sono stati prontamente sostituiti da altri simili. "In Italia
c'e' una situazione paradossale spiega Guido Fiegna, membro del Cnvsu
(Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario), organo
consultivo del mistero dell'Universita' - Da un lato abbiamo appena il 13%
di giovani tra i 25 e i 34 anni con un diploma di laurea, contro il 18%
della media Ocse. Dall'altro c'e' un'offerta formativa sovradimensionata
rispetto alle necessita'". Punta l'indice contro il 3+2 Nunzio Miraglia,
docente all'Universita' di Palermo e coordinatore nazionale dell'Andu
(Associazione nazionale docenti universitari): "Quello a cui assistiamo
oggi e' la conseguenza diretta di una riforma adottata in tutta fretta,
senza riflessione, ne' confronto con le parti interessate, vale a dire
docenti e studenti. Cosi', se da una parte abbiamo laureati triennali che
non interessano al mercato, dall'altro assistiamo a decine di corsi
specialistici con pochissimi iscritti". Fiegna attribuisce le
responsabilita' dello status quo agli stessi atenei: "Il nostro comitato -
precisa - ha provato ad arginare il fenomeno identificando dei requisiti
minimi per avviare i corsi, primo fra tutti la presenza di almeno nove
docenti. Il risultato e' stato che alcuni atenei hanno ridotto la dotazione
organica sino a questa cifra, destinando gli altri docenti alla nascita di
nuovi corsi".
Due i motivi principali che spiegano questo boom, entrambi legati a
equilibri di potere. "L'istituzione di nuovi corsi soddisfa le ambizioni
del personale docente e perpetua la gestione del potere accademico in capo
alle stesse persone per anni", accusa Miraglia, che punta il dito anche
contro il proliferare di atenei sul territorio della Penisola. "La logica
e' la stessa - spiega - a cambiare sono solo i protagonisti: i detentori
del potere politico a livello locale si fanno vanto di aver creato nuove
sedi universitarie, spesso senza preoccuparsi se vi sia o meno una domanda
sufficiente"."

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