Wednesday, January 10, 2007

«Scalfari: Nicola Rossi chi?» Rossi e l’università.

ANDU 9 gennaio 2006
Associazione Nazionale Docenti Universitari


SCALFARI: NICOLA ROSSI CHI?

Eugenio Scalfari, nel suo fondo domenicale “Breviario dei riformisti girotondini” su Repubblica del 7 gennaio 2007, spende «qualche parola sulla vicenda di Nicola Rossi, distinto economista, già consigliere del governo D’Alema, attualmente deputato designato dai Ds e iscritto a quel partito». Scalfari ricorda che «pochi giorni fa, il Rossi ha deciso di non rinnovare la sua iscrizione ai Ds ‘proponendosi’ di operare con un’alleanza dei volenterosi scelti tra i due schieramenti politici per costituire un ponte ‘bipartisan’ e affrontare a quel tavolo i temi delle riforme economiche, dalle pensioni al pubblico impiego e giù tutto l’interminabile elenco».

Dopo avere ironizzato sul “girotondismo del club economista”, Scalfari scrive: «Nicola Rossi era ed è fino ad oggi un uomo ignoto ai più. Il fatto che non rinnovi la tessera ds non può interessare di meno. Ma per il circolo mediatico renderlo noto, come lo fece a suo tempo per Pancho Pardi, è un gioco da bambini. Riformista o trasformista? No, per Rossi il problema non si pone. Semmai se ne pone un altro, lucidamente indicato da Michele Salvati: per fare le riforme ci vuole il consenso; quelle che ha in mente l'ex dalemiano sono mille miglia lontane dall’averlo. Perciò, conclude Salvati, Nicola Rossi non è un riformista ma un illuminista che vagheggia riforme imposte dall’alto» (il commento completo in calce).

Almeno per quanto riguarda l’Università, Scalfari sbaglia a ‘scherzare’ sul “club economista” e sottovaluta Nicola Rossi condividendone la definizione di “illuminista che vagheggia riforme imposte dall’alto”. Probabilmente Scalfari non ha letto, o non ne ha colto la gravità politica e istituzionale, quanto ha recentemente ‘confessato’ l’ex ministro Luigi Berlinguer in un’intervista al Corriere della Sera del 16 dicembre 2006: «Purtroppo i professori di economia che stanno al governo e quelli che sono anche grandi opinionisti e gli apparati del Tesoro da tempo sostengono che l’università riceve molti soldi. Ho vissuto anch’io da ministro, 10 anni fa, questa grande fatica di far loro considerare i bisogni del mondo scientifico. Predicano tagli all’università perché pensano che il dimagrimento aguzzi l’ingegno e produca efficienza. Forse anche per questo la ricerca scientifica in questa Finanziaria ha faticato a divenire priorità. Le risorse sono sempre state carenti, particolarmente nell’ultimo quinquennio, ma questo non ha prodotto efficienza».

Insomma, una potente lobby di “professori di economia” che, per curare l’Università statale, hanno deciso, con ottimi risultati, di ucciderla. Altro che “girotondismo del club economista”! Scalfari pare non conoscere la ‘versione’ universitaria di Nicola Rossi. Infatti Rossi è già da tempo impegnato ad «operare con un’alleanza dei volenterosi” scelti tra i due schieramenti politici per costituire un ponte ‘bipartisan’». Rossi ha fatto parte dei “dodici apostoli” (come sono stati chiamati sull’Unità), sei di ‘sinistra’ e sei di ‘destra’, che hanno guidato la mobilitazione giornalistico-baronale della Fondazione Magna Carta (presidente Marcello Pera) a sostegno della Legge Moratti. E le posizioni sostenute da Rossi non sono poi così ‘vagheggianti’ se hanno portato l’on. Alba Sasso dei DS a dichiarare sul Manifesto del 16 gennaio 2006: «Il problema è che alcune idee sull’università che ha Padoa-Schioppa hanno fatto breccia anche nei Ds tanto che non manca chi pensa che sarebbe meglio puntare su pochi atenei di prestigio da trasformare magari in fondazione».

Una preoccupazione peraltro tardiva quella di Sasso, visto che già nel luglio 2005 Nicola Rossi aveva auspicato che gli Atenei potessero «trasformarsi in Fondazioni universitarie e godere della più completa autonomia finanziaria, gestionale, didattica e scientifica». Posizione che lo stesso Rossi ha poi ‘tradotto’ in un disegno di legge presentato nel febbraio 2006. L’attività ‘bipartisan’ condotta da tempo da Nicola Rossi mostra, tra l’altro, che per realizzare ponti “tra i due schieramenti politici” non occorre uscire dal partito dei DS, dove la volontà di “costituire ponti bipartisan” non è affatto isolata, ma è invece manifestata e praticata ai livelli più alti del Partito. Forse Scalfari non ha letto l’articolo Patto fra maggioranza e opposizione per puntare sulla qualità scientifica, apparso sul Messaggero dell’8 dicembre 2006. In quell’articolo si dava notizia che in Senato è stato sottoscritto «un patto bipartisan tra maggioranza e opposizione».

Promotori due senatori, Andrea Ranieri, dei Ds (membro della Segreteria nazionale, ndr), e Rocco Buttiglione, dell’Udc. Cdl e Unione, dunque, si sono messi d’accordo su finanziamento e merito per il rilancio dell’università.

Diffuso dall'Andu il 9 gennaio 2006.
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Da Repubblica del 7 gennaio 2007. Dall’intervento Breviario dei riformisti girotondini di Eugenio Scalfari:
«Ho parlato in precedenza del riformismo e dei riformisti. Sarebbe ipocrita da parte mia di non spendere qualche parola sulla vicenda di Nicola Rossi, distinto economista, già consigliere del governo D’Alema, attualmente deputato designato dai Ds e iscritto a quel partito. Da alcuni mesi il Rossi sosteneva tesi non propriamente allineate alla politica del suo partito. Col passare delle settimane il dissenso è aumentato avendo come bersaglio principale ma non esclusivo la Finanziaria da lui respinta in blocco come sbagliata, riprovevole, incompetente e antiriformista. Alla fine, pochi giorni fa, il Rossi ha deciso di non rinnovare la sua iscrizione ai Ds restando però deputato nel gruppo dell’Ulivo. Il suo attuale obiettivo - da lui ribadito pubblicamente - sarà quello di operare con un’alleanza dei volenterosi scelti tra i due schieramenti politici per costituire un ponte bipartisan e affrontare a quel tavolo i temi delle riforme economiche, dalle pensioni al pubblico impiego e giù tutto l’interminabile elenco. Insomma una proposta tipo Amato, fatta artigianalmente, al di fuori dei partiti, del Parlamento e affidata all’eco dei “media” che - si può scommetterlo - non mancherebbe. I “media”, per la loro stessa natura, sono in caccia di coriandoli colorati e la dissidenza di Rossi è sicuramente uno di quelli. L’ex dalemiano promuove un contatto permanente con i “berluscones”. Per fare insieme le riforme sui moduli redazionali del “Mulino”. Qualche sindaco darà probabilmente il suo appoggio. Gli intellettuali in libera uscita faranno la fila. Cinquecento volenterosi? Mille? Diecimila volenterosi? Siti volenterosi su Internet? Girotondismo del club economista? Nicola Rossi era ed è fino ad oggi un uomo ignoto ai più. Il fatto che non rinnovi la tessera ds non può interessare di meno. Ma per il circolo mediatico renderlo noto, come lo fece a suo tempo per Pancho Pardi, è un gioco da bambini. Riformista o trasformista? No, per Rossi il problema non si pone. Semmai se ne pone un altro, lucidamente indicato da Michele Salvati: per fare le riforme ci vuole il consenso; quelle che ha in mente l’ex dalemiano sono mille miglia lontane dall’averlo. Perciò, conclude Salvati, Nicola Rossi non è un riformista ma un illuminista che vagheggia riforme imposte dall’alto. Infatti ai loro tempi Voltaire e Diderot puntavano su Luigi XV come principe riformista e leggevano i capitoli dell’Enciclopedie nei salotti di madame Pompadour. Il principe riformista oggi sarebbe Prodi ma a Rossi non piace affatto. Non si vede in giro una Pompadour. Prestigiacomo è decaduta. Santanché è stata scacciata. Resta a sinistra Giovanna Melandri che non mi pare disponibile al ruolo. E poi, su quale principe fare leva?»

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