Wednesday, January 17, 2007

Docenza: la piramide USA

ANDU - 16 gennaio 2007
Associazione Nazionale Docenti Universitari

Docenza: la “piramide” USA

Da qualche tempo il ministro Fabio Mussi va lamentandosi dell’attuale forma a clessidra della docenza universitaria italiana («20 mila ordinari, 19 mila associati, 22 mila ricercatori»). Mussi ritiene che in Italia l’attuale rapporto tra le tre fasce rappresenti «un assetto surreale del corpo docente», mentre «in tutto il mondo la struttura è a piramide», come ha scritto su Repubblica del 14 gennaio 2007.

Abbiamo già detto come non sia opportuno predeterminare alcuna forma geometrica dell’assetto della docenza, che è meglio farla derivare, man mano, dall’accertamento, senza clientelismi e senza nepotismi, delle capacità didattiche e scientifiche maturate dai singoli docenti (v. documento ANDU Docenza. Clessidra o piramide?)

Ma poi è proprio vero, come scrive Mussi, che «in tutto il mondo la struttura è a piramide»? Non sarebbe affatto vero se fosse vero quanto qui sotto riportato e se anche gli USA fanno parte di “tutto il mondo”:

«Complessivamente, il 31% di tutti i docenti a tempo pieno degli Stati Uniti è full professor, il 24% è associate professor e il 22% è assistant professor, mentre il restante 23% occupa altre figure contrattuali meno diffuse. Queste statistiche cambiano drasticamente negli atenei piuù prestigiosi, dove non è raro che il 70-80% dei docenti sia full professor. Come si vede, la struttura della docenza nelle università americane è tutt’altro che piramidale. Inoltre, come abbiamo detto, i docenti più giovani comunque non dipendono da altri docenti più anziani né per la loro attività didattica né per quella di ricerca, e anche le loro prospettive di carriera dipendono solo da organi collegiali ampi e non da singoli docenti anziani» (da pag. 44 di L’Università negli Stati Uniti d’America di Lorenzo Marrucci)


Dunque sembra proprio che «la struttura della docenza nelle università americane è tutt’altro che piramidale». Ma quello che più qui ci intessa è sottolineare come negli USA «i docenti più giovani comunque non dipendono da altri docenti più anziani né per la loro attività didattica né per quella di ricerca, e anche le loro prospettive di carriera dipendono solo da organi collegiali ampi e non da singoli docenti anziani». Vogliamo fare questa America in Italia? È molto difficile riuscirci perché enorme è il potere baronale, che sempre ha pesantemente condizionato le scelte del Parlamento e dei Governi sull’Università, servendosi anche dell’accesso esclusivo che ha ai ‘grandi’ mezzi di informazione.

Le proposte dell’ANDU (contenute anche nel documento citato) puntano da anni a evitare che il giovane docente, nella fase di formazione, nel reclutamento e poi nella carriera, dipenda dal singolo ‘maestro’ (il «docente più anziano»), che esercita su di lui un controllo anche umano, limitandone l’autonomia didattica e di ricerca.

Diffuso dall'ANDU il 16 gennaio 2007
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