Monday, January 15, 2007

Docenza: Clessidra o piramide?

ANDU - 15 gennaio 2007
Associazione Nazionale Docenti Universitari

Salvatore Settis e Fabio Mussi

Salvatore Settis, su Repubblica del 12 gennaio 2007, scrive che «il merito e il talento hanno poca cittadinanza in un sistema universitario inquinato da localismo delle carriere, moltiplicazione dei corsi di laurea, autoreferenzialità dei ceti accademici». E poi, ricordando che “la finanziaria prevede” «140 milioni di euro per il reclutamento di ricercatori nelle università fra il 2007 e il 2009», Settis si chiede: «Ma perché solo ricercatori? A quel che pare, puntare esclusivamente sui ricercatori sarebbe una misura indirizzata ai giovani. Ma chi l’ha detto che non esistono in Italia (e solo in Italia) giovani abbastanza bravi da aspirare a posizioni più avanzate, associato o professore ordinario?»

Il ministro Fabio Mussi, su Repubblica del 14 gennaio 2007, risponde che «il problema è un assetto surreale del corpo docente. In tutto il mondo la struttura è a piramide, in Italia a clessidra: 20 mila ordinari, 19 mila associati, 22 mila ricercatori». «Ciò significa che, nella loro autonomia, i professori universitari, quando hanno avuto a disposizione dei concorsi, si sono vicendevolmente promossi, sbarrando la strada ai giovani». E più oltre Mussi scrive: «Il governo sta provando ad inventarsi qualcosa per ridurre al minimo gli elementi clientelari e nepotistici che hanno afflitto tanti passati concorsi, quali ne fossero le regole». Le questioni poste dal ministro Mussi sono due: il rapporto numerico tra le fasce della docenza e l’uso distorto dei concorsi.

Il rapporto tra le fasce della docenza

Ricercatori, associati e ordinari fanno lo stesso mestiere: didattica e ricerca. Quando l’attività di un ricercatore ha raggiunto il livello di quella di un associato o di un ordinario, o quando l’attività di un associato ha raggiunto il livello di quella di un ordinario, sarebbe doveroso riconoscergli, senza clientelismi e senza nepotismi, il livello raggiunto. Il ‘nuovo’ ordinario, ex associato o ex ricercatore, o il ‘nuovo’ associato, ex ricercatore, continueranno a svolgere didattica e ricerca come prima, ma con una qualità riconosciuta più alta. Non riconoscere in tempo (o addirittura mai) tutto questo sarebbe (è) una gravissima ingiustizia nei confronti del docente interessato, che verrebbe demotivato nella sua attività e risulterebbe danneggiato anche sul piano economico. Il problema è come consentire il passaggio da una fascia all’altra della docenza riducendo, come vuole il Ministro, «al minimo gli elementi clientelari e nepotistici che hanno afflitto tanti passati concorsi».

Innanzitutto è indispensabile non continuare a confondere il reclutamento con l’avanzamento nella carriera. Reclutare significa assumere chi non fa già parte della struttura, mentre fare carriera nella docenza significa continuare a svolgere la stessa attività di prima con una riconosciuta maggiore qualità. Per reclutare nella docenza occorre ‘prevedere’ dei posti che vanno occupati attraverso concorsi, da svolgere con prove comparative. Per reclutamento, che avviene prevalentemente nella fascia iniziale (oggi la fascia dei ricercatori), il concorso va ‘rivolto’, ovviamente, a chi non fa già parte del ruolo docente, ma il reclutamento potrebbe anche avvenire direttamente nella fascia degli associati o in quella degli ordinari, ‘rivolgendo’ il concorso a chi non è gia docente di ruolo. Se queste ‘semplici’ considerazioni fossero condivise dal ministro Mussi, egli potrebbe “inventarsi” la seguente ‘semplice’ soluzione proposta da anni dall'ANDU.

Proposta ANDU

Ingresso nel ruolo docente (in tre fasce) per concorso nazionale (prevalentemente nella terza fascia) e passaggio di fascia per idoneità nazionale individuale (a numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza l’ulteriore chiamata della Facoltà dove il docente già lavora e continuerà a lavorare. Per il passaggio di fascia è indispensabile prevedere uno specifico budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali. Una delle conseguenze di questa proposta sarebbe quella di non prestabilire il rapporto numerico tra le tre fasce e quindi di non prestabilire la ‘forma geometrica’ della docenza (cilindro, clessidra, piramide, ecc.), che invece risulterà, man mano, dal livello raggiunto da ogni singolo docente, accertato senza clientelismi e senza nepotismi.

Localismo, clientelismo e nepotismo

L’ANDU da anni sostiene che la questione più grave e urgente nell’Università italiana è quella del localismo del reclutamento e delle carriere dei docenti, che sta alla base del clientelismo e del nepotismo accademici. Per eliminare il localismo occorre eliminare le scelte locali e quindi occorre affidare alla comunità nazionale la scelta di merito nei concorsi per il reclutamento e nelle valutazioni idoneative per il passaggio da una fascia all’altra, scelta che sarebbe così sottratta al singolo ‘maestro’ che in realtà è quello che decide quando sono previsti concorsi o chiamate locali. Per ridurre la possibilità che agli arbitrii locali si sostituiscano quelli dei gruppi nazionali più forti, occorre che i componenti delle commissioni nazionali per i concorsi e per i passaggi di fascia siano tutti sorteggiati. Proponiamo anche che, per assicurare maggiore serietà, tutte le commissioni siano composte di soli ordinari.

Siamo certi che il Ministro, prima di “inventarsi qualcosa”, prenderà in seria considerazione la proposta dell'ANDU e dirà cosa ne pensa. In ogni caso occorrerebbe assolutamente evitare che ci si inventasse l’ennesima soluzione che cambia tutto per in realtà mantenere (o accrescere), localismo, clientelismo e nepotismo, magari sostenendo di fare una rivoluzione.

Diffuso dall’Andu il 15 gennaio 2007
Homepage ANDU

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