Saturday, January 06, 2007

ANVUR: Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca

L. 24 novembre 2006, n. 286, artt. 138-148. La legge reca per titolo “Conversione il legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, recante disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria” ed è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 277 del 28 novembre 2006 - Supplemento ordinario n. 233. La legge è entrata in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione, cioè dal 29 novembre 2006. La legge consta di 47 articoli, di cui l’art. 2 include 181 commi, ai nn. 138-148 riguardano:

ANVUR
Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca

Art. 2

Comma 138

Al fine di razionalizzare il sistema di valutazione della qualità delle attività delle università e degli enti di ricerca pubblici e privati destinatari di finanziamenti pubblici, nonché dell’efficienza ed efficacia dei programmi statali di finanziamento e di incentivazione delle attività di ricerca e di innovazione, è costituita l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), con personalità giuridica di diritto pubblico, che svolge le seguenti attribuzioni:
a) valutazione esterna della qualità delle attività delle università e degli enti di ricerca pubblici e privati destinatari di finanziamenti pubblici, sulla base di un programma annuale approvato dal Ministro dell’università e della ricerca;
b) indirizzo, coordinamento e vigilanza delle attività di valutazione demandate ai nuclei di valutazione interna degli atenei e degli enti di ricerca;
c) valutazione dell’efficienza e dell’efficacia dei programmi statali di finanziamento e di incentivazione delle attività di ricerca e di innovazione.
Comma 139

I risultati delle attività di valutazione dell’ANVUR costituiscono criterio di riferimento per l’allocazione dei finanziamenti statali alle università e agli enti di ricerca.

Comma 140

Con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legg 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, sono disciplinati:
a) la struttura e il funzionamento dell’ANVUR, secondo principi di imparzialità, professionalità, trasparenza e pubblicità degli atti, e di autonomia organizzativa, amministrativa e contabile, anche in deroga alle disposizioni sulla contabilità generale dello Stato;
b) la nomina e la durata in carica dei componenti dell’organo direttivo, scelti anche tra qualificati esperti stranieri, e le relative indennità.
Comma 141

A decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 140, contestualmente alla effettiva operatività dell'ANVUR, sono soppressi il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca (CIVR), istituito dall’articolo 5 del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (CNVSU), istituito dall’articolo 2 della legge 19 ottobre 1999, n. 370, il Comitato di valutazione di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 4 giugno 2003, n. 127, e il Comitato di valutazione di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 4 giugno 2003, n. 128.

Comma 142

Agli oneri derivanti dall’attuazione dei commi da 138 a 141, nel limite di spesa di 5 milioni di euro annui, si provvede utilizzando le risorse finanziarie riguardanti il funzionamento del soppresso CNVSU nonché, per la quota rimanente, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537.

Comma 143

Allo scopo di razionalizzare le attività nel settore della ricerca, contenendo la spesa di funzionamento degli enti pubblici di ricerca, il Governo è autorizzato ad adottare, su proposta del Ministro dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione e con il Ministro dell'economia e delle finanze, uno o più regolamenti ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro il termine di diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, al fine di provvedere alla ricognizione e al riordino degli enti pubblici nazionali di ricerca a carattere non strumentale, vigilati dal Ministero dell’università e della ricerca, disponendo anche lo scorporo di strutture e l’attribuzione di personalità giuridica, l’accorpamento, la fusione e la soppressione, tenuto conto dei principi e criteri direttivi indicati negli articoli 11, comma 1, lettera d), 14, 18 e 20 della legge 15 marzo 1997. n. 59, e successive modificazioni.

Comma 144

I regolamenti di cui al comma 143 sono emanati previo parere delle competenti Commissioni parlamentari da rendere entro trenta giorni dalla data di trasmissione dei relativi schemi. Decorso tale termine i decreti possono comunque essere emanati. Dalla data di entrata in vigore dei regolamenti, sono abrogate le disposizioni vigenti relative alla disciplina degli enti sottoposti a riordino.

Comma 145

Dall’attuazione dei regolamenti di cui al comma 143 non devono derivare oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato.

Comma 146

Il comma 2-ter dell’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, è sostituito dal seguente:
«2-ter. Le disposizioni di cui al comma 2-bis si applicano anche a coloro che conseguono la laurea specialistica o magistrale in giurisprudenza sulla base degli ordinamenti didattici adottati in esecuzione del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, e successive modificazioni. Per tali soggetti, a decorrere dallanno accademico 2007-2008, con regolamento del Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro della giustizia, adottato ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, l’ordinamento didattico delle Scuole di cui al comma 1 può essere articolato sulla durata di un anno».
Comma 147

All’articolo 22, comma 13, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, nel primo periodo, le parole: «è riconosciuto» sono sostituite dalle seguenti: «può essere riconosciuto». Le università disciplinano nel proprio regolamento didattico le conoscenze e le abilità professionali, certificate ai sensi della normativa vigente in materia, nonché le altre conoscenze e abilità maturate in attività formative di livello post-secondario da riconoscere quali crediti formativi. In ogni caso, il numero di tali crediti non può essere superiore a sessanta.

Comma 148

Per le finalità di cui all’articolo 26, comma 5, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, si provvede con regolamento del Ministro dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, fermi restando i principi e i criteri enunciati nella medesima disposizione e prevedendo altresì idonei interventi di valutazione da parte del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (CNVSU) sull’attività svolta, anche da parte delle università e delle istituzioni già abilitate al rilascio dei titoli accademici alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Fino alla data di entrata in vigore del regolamento, non può essere autorizzata l'istituzione di nuove università telematiche abilitate al rilascio di titoli accademici.

Fonte

LAVORI PREPARATORI

Resoconto sommario del 7 novembre 2006
– – Estratto
– – – Sen. Giuseppe Valditara

In discussione generale interviene il senatore VALDITARA (AN) il quale giudica aberranti alcune disposizioni contenute nel disegno di legge e in particolare i commi 143, 144 e 145 dell’articolo 2. Tali norme - che egli non esita a definire eversive - costituiscono a suo giudizio un colpo di mano assai grave contro l’autonomia degli enti di ricerca in Italia e si pongono in contraddizione con l’articolo 33 della Costituzione, posto a fondamento di tale autonomia. In passato del resto la disciplina degli enti di ricerca è sempre stata disposta con un atto legislativo, seguito da regolamenti di organizzazione degli stessi enti di ricerca. Il comma 143 dell’articolo 2, invece, stabilisce che la razionalizzazione degli enti di ricerca avvenga attraverso regolamenti di delegificazione, sottoposti ad un mero parere non vincolante delle competenti Commissioni parlamentari e che possono comunque essere emanati anche in assenza di detto parere ove siano trascorsi trenta giorni dalla trasmissione. Il Governo dispone quindi di un enorme potere, non soggetto al controllo parlamentare. Rimarcando il suo disaccordo nei confronti di tale impostazione, egli ricorda che anche i sindacati hanno manifestato perplessità su un meccanismo che, ribadisce, potrebbe costituire un pericoloso precedente. Appellandosi alle componenti della maggioranza più sensibili al riconoscimento dell’autonomia degli enti di ricerca, egli auspica che la Commissione manifesti una posizione unitaria contraria a tale disposizione normativa. Quanto al comma 138 dell’articolo 2, egli ritiene la creazione dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) coerente con le iniziative messe in atto nella scorsa legislatura. Tuttavia, considerata la sostanziale identità di competenze tra l’ANVUR e i due organi preesistenti, il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (CNVSU) e il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca (CIVR), egli ritiene ingiustificata la soppressione di tali due istituti, che hanno peraltro conseguito discreti risultati. Per contro, tale scelta potrebbe essere conseguente alla volontà governativa di cambiare ad ogni costo gli organi dirigenti di tali istituti, che attualmente non sono in scadenza, in una logica di spoil system. Quanto alla struttura dell’ANVUR, egli ritiene impropria la mancata indicazione dei professori ordinari fra i componenti di tale organo e giudica inverosimile che non sia previsto un termine per la durata dei suoi vertici. A proposito del riferimento alla terzietà contenuto nella relazione introduttiva della presidente Vittoria Franco, egli stigmatizza che nel provvedimento non siano indicati i criteri per la composizione dell’ANVUR e per la nomina dei suoi membri. Qualora i soggetti incaricati della scelta dei membri dell’Agenzia di valutazione fossero professori universitari, egli paventa infatti il rischio della creazione di “cordate” portate a giudicare negativamente scuole di pensiero rivali; se invece la nomina fosse governativa, l’intera operazione risponderebbe pienamente alle ragioni dello spoil system. Sarebbe infine assai deprecabile se tali membri fossero nominati dal mondo dell’impresa. Reputando contestabile la mancanza di un criterio certo per la composizione di tale Agenzia e constatando l’assenza di requisiti di trasparenza, egli giudica dunque preferibile che le scelte siano sottoposte al circuito della responsabilità politica. Tuttavia in tal caso il Ministro godrebbe di poteri eccessivi tali da rasentare l’arbitrio. In conclusione, egli auspica che emerga una logica di confronto serio tra maggioranza e opposizione che prenda le distanze da velleità di occupazione dell’università, della ricerca e del sapere, suscettibili di far perdere importanti occasioni di sviluppo.

– – – Sen. Franco Asciutti

Il senatore ASCIUTTI (FI) a proposito dell’ANVUR, precisa che qualsiasi sistema di valutazione necessita di risorse adeguate: nel provvedimento in esame, invece, non sono chiare le modalità di finanziamento della nascente Agenzia di valutazione, né risulta sufficientemente esplicitato il suo carattere innovativo rispetto agli organismi vigenti. Le risorse attualmente stanziate, pari a 5 milioni di euro per ogni anno, risultano a suo avviso assai esigue, non sufficienti a coprire l’intera attività di valutazione del sistema universitario. Quanto ai decreti di riordino degli enti di ricerca, egli deplora che non sia prevista la loro trasmissione alle Commissioni parlamentari competenti sulla verifica dei profili finanziari dei provvedimenti, al fine di assicurare l'effettività della clausola di invarianza di spesa indicata al comma 145 dell'articolo 2.

– – – Sen. Andrea Ranieri

Prende la parola il senatore RANIERI (Ulivo), il quale ritiene che il precedente sistema di valutazione, basato sulla divisione di competenze tra il CNSVU e il CIVR, non consentisse una organica valutazione delle università. La creazione di un’unica Agenzia, e la conseguente soppressione dei due organi preesistenti, risponde quindi, a suo giudizio, all’esigenza di avere un unico istituto preposto alla valutazione delle università e degli enti di ricerca, tanto più che gli atenei svolgono sia attività didattiche che di ricerca. Quanto alle considerazioni del senatore Valditara, egli ritiene che nella scelta degli organi direttivi di tali enti fino ad oggi siano stati pienamente rispettati i requisiti di imparzialità ed oggettività, in una logica estranea a considerazioni di mera opportunità politica. A conferma di ciò, egli ricorda che la maggior parte di essi ha resistito ai cambi di maggioranza che si sono succeduti. Il rischio paventato dal senatore Valditara, secondo cui la scelta degli organi direttivi sarebbe legata a logiche di spoil system, risulta pertanto a suo avviso inesistente, anche in considerazione dell’onorabilità sia della comunità scientifica che della classe politica italiana. Né tale situazione si è del resto verificata durante l’attività del CNSVU e del CIVR. L’istituzione dell’ANVUR, quale unica sede di valutazione della didattica e della ricerca, egli prosegue, si ispira inoltre a criteri europei ed è perfezionata dalla possibilità che ne facciano parte esperti di fama internazionale, segno di una maggiore attenzione alla trasparenza e all’oggettività. Quanto al meccanismo previsto dal comma 143 dell’articolo 2 sul riordino degli enti di ricerca, egli osserva preliminarmente che il carattere di urgenza deriva dall’assoluta perdita di credibilità degli attuali gruppi dirigenti. Si dichiara tuttavia perplesso in ordine alla scelta dello strumento del regolamento di delegificazione, giudicando preferibile il ricorso alla delega legislativa al fine di garantire l’autonomia degli enti di ricerca. Chiede quindi al Governo se sussistono margini di operatività per modificare tale disposizione, dichiarando fin d’ora la disponibilità delle sua parte politica ad intervenire in tal senso in un successivo provvedimento normativo qualora ragioni di opportunità sconsigliassero un’ulteriore lettura del decreto-legge n. 262 presso la Camera dei deputati.

– – – Maria Agostina Pellagatta

La senatrice PELLEGATTA (IU-Verdi-Com) giudica con favore le misure volte ad impedire l’accesso indiscriminato ai crediti da parte di chi abbia maturato esperienze professionali, nonché a bloccare le università telematiche. Entrambe si propongono infatti l’obiettivo di restituire serietà e rigore agli studi universitari, nella medesima ottica della riforma degli esami di maturità attualmente all’esame dell’Assemblea. La delegificazione della disciplina degli enti di ricerca suscita invece forti perplessità, sia per la genericità dei criteri di riordino che per l’obiettivo dichiarato di contribuire, per questa via, alla riduzione della spesa pubblica. Dopo aver sollecitato un ordine del giorno che precisi meglio i criteri della delegificazione, esprime invece un giudizio positivo sull'intento di rafforzare la terzietà della valutazione del sistema universitario.

– – – Senatori: Giovanni Mauro, Giovanna Capelli, Magda Negri, Giuseppe Scalera

Il senatore MAURO (FI) nega che il decreto-legge in esame rechi una riforma epocale della ricerca scientifica. Piuttosto, esso rappresenta il frutto di un’azione di Governo assai frammentaria che, con particolare riferimento agli enti di ricerca, culmina in una delegificazione gravissima che esautora completamente il Parlamento. Quanto all’istituzione dell’ANVUR, egli ritiene indispensabile che il Governo precisi preliminarmente le ragioni di tale scelta e gli obiettivi ad essa sottesi. Pur nella consapevolezza che la Commissione abbia in questa sede solo poteri consultivi, in considerazione del rilievo del provvedimento in esame auspica che anche da parte della maggioranza vi sia un segnale di coerenza, a testimonianza di voler davvero percorrere un cammino di riforme condivise, pena il rischio di una deriva incontrollata. La senatrice CAPELLI (RC-SE) osserva preliminarmente che alcune disposizioni del decreto-legge hanno carattere fiscale, mentre altre - tra cui quelle di competenza della Commissione - riguardano l'organizzazione della Pubblica amministrazione. Richiamandosi a considerazioni precedentemente svolte, ella manifesta la sua perplessità rispetto alle disposizioni sul riordino degli enti di ricerca di cui al comma 143 dell'articolo 2, non condividendo la scelta dello strumento della delegificazione. La senatrice NEGRI (Aut) invita entrambi gli schieramenti a liberarsi dalla logica del sospetto. Con riferimento al riordino degli enti di ricerca, osserva poi che, benché dalla fine degli anni Novanta si sia proceduto con successive deleghe e conseguenti decreti legislativi, non può negarsi che sia nella potestà del Governo operare anche con modalità diverse, ad esempio con atti di normazione secondaria. Pur prendendo atto della disponibilità del senatore Ranieri in favore di atti di natura legislativa, sottolinea quindi che essi non sono necessari, quanto meno sul piano teorico. Osserva peraltro che sarebbe stato preferibile svolgere la discussione sul riordino degli enti di ricerca in diversa ed autonoma sede, anziché nell'ambito di un decreto-legge così eterogeneo come quello in esame. Il senatore SCALERA (Ulivo) (… ) passando alle parti relative all’università e alla ricerca, rileva che il giudizio sul nuovo organismo di valutazione (ANVUR) deve essere sospeso in attesa dei successivi regolamenti che ne recheranno la disciplina di dettaglio. Sottolinea comunque fin d’ora che la terzietà dell'organo rispetto al Ministero e alle università resta un indefettibile parametro di efficienza. Rammaricandosi che ragioni di tempo non consentano ulteriori approfondimenti, deplora che il Mezzogiorno risulti sempre discriminato nell'assegnazione dei contributi per la ricerca.

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