Monday, March 01, 2010

I docenti in Italia: un dato statistico.



Traggo da un articolo di Tonino Bucci, che a sua volta lo trae da fonte Miur, i seguenti dati, che ci serviranno per le nostre analisi, ed ai quali rinvieremo ogni volta che ve ne sarà bisogno:
• I docenti in Italia sono 61.929, raggruppati in ordinari, associati e ricercatori.
• il 5,7 per cento ha meno di 35 anni;
• il 25,5 è compreso in una fascia di età fra i 35 e i 44 anni;
• il 26,6 tra i 45 e i 54 anni;
• il 30,6 tra i 55 e 64 anni;
• il 12 per cento va oltre i 65 anni.
Scopro di far parte della fascia più numerosa del 30,6 per cento con la qualifica di ricercatore. Mi chiedo se sia una colpa. Ma non pare sia questo il senso della rilevazione. Anche per questo problema mi sembra che la vecchia proposta ANDU offra la soluzione: un unico concorso di ingresso, rigoroso e trasparente, ma con scorrimento verticale previa verifica dei risultati e senza passare per i meccanismi attuali di passaggio concorsuale da una fascia all’altra, con i problemi noti di budget e poi di sedi e chiamate. Si crea in tal modo un sistema perverso e corruttori di potere che è anche alla base del problema individuato da Tonino Bucci. Almeno così a me sembra. Credo che la colpa di tutta l’odierna situazione sia da attribuire alla docenza stessa che non ha mai voluto o saputo affrontare ed accettare un processo interno di riforma da imporre alla classe politica. Credo anche che in questo rapporto sadomasochistico fra le diverse fasce chi aveva meno potere sia stato egualmente responsabile rispetto a chi il potere lo aveva e lo gestiva. Da noi gli schiavi non si sono mai ribellati ed hanno accettato più o meno di buon grado la loro schiavitù.

Tuesday, March 27, 2007

Il Rettore-manager-padrone

[in editing]
ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

IL RETTORE-MANAGER-PADRONE

Il 20 marzo 2007, sulla prima pagina del Sole 24-ore, sono stati
'comunicati' i contenuti della "proposta che sta emergendo dal ministero"
riguardante la modifica dei concorsi a ricercatore universitario, contenuti
che l'ANDU ha diffuso e commentato il 21 marzo 2007 (v. documento "I
'nuovi' concorsi di Mussi", nota 1).
Il 22 marzo 2007 il Ministero ha inviato alle Organizzazioni universitarie
le "Linee-guida per il Regolamento per le procedure di reclutamento dei
ricercatori", in vista del confronto col Ministro previsto per il
pomeriggio del 26 marzo 2007 (per il testo delle "Linee-guida" v. nota 2).
Il documento ministeriale inviato contiene alcune novita' rispetto alle
'anticipazioni' ed e' molto piu' dettagliato.

Il provvedimento ministeriale ha come obiettivo principale quello di
anticipare pesantemente la riforma della governance degli Atenei,
costituendo la figura del rettore-manager-padrone al quale si attribuisce,
di fatto, la gestione del potere fondamentale dell'accademia: la scelta dei
vincitori dei concorsi. Il Rettore, infatti, presiedera' la "commissione di
reclutamento", composta in maggioranza da non competenti della materia, che
scegliera' TUTTI i nuovi ricercatori dell'Ateneo. Al Rettore spettera'
anche il compito di verificare la legittimita' degli atti da lui stesso
compiuti.
Con questa nuova procedura si vuole formalizzare del tutto il livello
locale che attualmente caratterizza la scelta dei vincitori dei concorsi a
ricercatore. Una novita' questa che certo non elimina la cooptazione
personale (con gli annessi fenomeni nepotistici e clientelari), che
consente al 'maestro' di reclutare il proprio allievo. Da ora in poi,
infatti, il 'maestro', dovendo tenere conto del nuovo assetto di potere
nell'Ateneo, dovra' 'rivolgersi' al Rettore per ottenere il risultato
finale voluto, piuttosto che alla propria Facolta' dalla quale finora si
doveva fare nominare membro interno di una commissione solo formalmente
prevalentemente nazionale.
La volonta' di attribuire il potere di scegliere comparativamente il
vincitore del concorso ad una commissione in cui solo due su sette
componenti sono "appartenenti al macrosettore interessato", porta
all'esercizio di un'attivita' giudicatrice 'incongrua' e illegittima, alla
base della quale non potra' esserci il merito scientifico e didattico dei
candidati. Peraltro la funzione marginale e di copertura dei due commissari
'aggiunti' e' sottolineata dalla possibilita' che essi possano essere anche
associati, anziche' solo ordinari come in tutti gli altri passaggi valutativi.
La volonta' accademico-ministeriale di imporre un riassetto
anti-democratico degli Atenei (che il sottosegretario Luciano Modica
definisce invece "una rivoluzione" che "sicuramente suscitera' molto
clamore") ha come disegno generale quello di estendere le 'nuove' modalita'
dei concorsi a ricercatore a quelli ad associato e a ordinario: "Ci stiamo
pensando, - aggiunge Modica -, servira' pero' una legge e gli aggiustamenti
del caso." (dall'intervista "Il ricercatore sara' selezionato da docenti
esterni", sul Sole 24-ore del 24 marzo 2007, nota 3).
Inoltre, il progetto accademico-ministeriale, lasciando "molto spazio"
alle "autonome determinazioni" degli Atenei "per quanto riguarda le
procedure interne", introduce elementi importanti di delegificazione del
reclutamento nella direzione dell'abolizione dello stato giuridico
nazionale dei docenti, passaggio cruciale per lo smantellamento definitivo
del Sistema nazionale delle Universita' statali.

Gli altri aspetti della farraginosa e lunghissima (altro che aumento della
"celerita' dei concorsi"!) procedura 'inventata' in sede ministeriale sono
importanti, ma secondari rispetto al vero obiettivo di trasformare i
Rettori in sovrani assoluti.
Una scelta che va nella direzione opposta a quella della partecipazione
democratica di tutte le componenti nella gestione degli Atenei e che
risponde invece alla richiesta della lobby accademica trasversale di
accentramento del potere, a livello nazionale e locale, in poche mani. Una
richiesta espressa da tempo dalla Fondazione TreeLLLe, che svolge
"attivita' di lobby trasparente al fine di diffondere dati e informazioni,
promuovere le tesi dell'Associazione presso i decisori pubblici a livello
nazionale e regionale, i parlamentari, le forze politiche e sociali, le
istituzioni educative" (dal sito della Fondazione, nota 4).

Una scelta antidemocratica che non puo' essere accettata dal mondo
universitario che appena poco piu' di anno fa' si e' mobilitato compatto
per fermare il precedente Ministro quando ha voluto imporre provvedimenti
contro l'Universita' statale; provvedimenti di portata distruttiva minore
rispetto a quelli che l'attuale Ministro sta imponendo con strumenti piu'
autoritari (Decreto-legge, Finanziaria, Leggi-delega in bianco).
Contro questo progetto di controriforma e' necessario e urgentissimo che
dalle Universita' emerga "molto clamore", al quale, siamo certi, daranno il
loro contributo, come nella mobilitazione contro la "Legge Moratti", anche
i Rettori, che non possono accettare che la figura del Rettore venga
trasformata in quella di un 'dittatore elettivo'.

Quanto previsto dal progetto ministeriale rende ancora piu' valida la
proposta dell'ANDU sul reclutamento (qui di seguito riportata) che
porterebbe al superamento della cooptazione personale, con scelte di merito
realizzate attraverso procedure rapide e svolte in piena autonomia dalla
comunita' scientifica competente.
= Proposta dell'ANDU sul reclutamento.
I concorsi per i posti nella fascia iniziale della docenza (oggi il ruolo
dei ricercatori) devono essere espletati a livello nazionale,
'concentrando', con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari
Atenei su fondi propri e/o ministeriali.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale
composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, appartenenti a sedi
diverse ed escludendo quelli degli Atenei che hanno bandito i posti.
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di
attivita' didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato,
assegni, borse, incarichi, ecc.

25 marzo 2007

- Nota 1. Per leggere il documento dell'ANDU "I 'nuovi' concorsi di Mussi":
http://www.bur.it/sezioni/sez_andu.php 22 marzo 2007
oppure
http://www.orizzontescuola.it/article14487.html
- Nota 2. Per le "Linee-guida per il Regolamento per le procedure di
reclutamento dei ricercatori" elaborate dal Ministero:
(Attenzione, non interrompere la stringa!)
http://www.ricercatoriprecari.org/public/modules/mydownloads/cache/files/0a9
cd28d913f0e2f0a5c8146aa4d73b8-reclutamentoricercatorilineeguida.pdf
- Nota 3. Per leggere l'intervista a Luciano modica "Il ricercatore sara'
selezionato da docenti esterni", sul Sole 24-ore del 24.3.07:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/07-03/070324/DVA07.tif
- Nota 4. Per conoscere l'attivita' e la composizione della Fondazione
TreeLLLe:
http://www.associazionetreelle.it/

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Il regolamento dell'ANVUR

[in editing]
ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

IL REGOLAMENTO DELL'ANVUR

Il 13 marzo 2007 il ministro Fabio Mussi ha incontrato le Organizzazioni
dell'Universita' e della Ricerca per un confronto sulla Bozza di
Regolamento dell'ANVUR, l'Agenzia per la valutazione (nota).
Rispetto ai contenuti delle "Linee-guida per il Regolamento ministeriale"
presentate dal Ministro nel precedente incontro dell'8 febbraio 2007, la
Bozza di Regolamento presenta due sostanziali novita':
1. la nomina dei componenti del Consiglio direttivo dell'ANVUR non viene
piu' effettuata dal Ministro, bensi' dal Consiglio dei Ministri, sentite le
Commissioni parlamentari competenti (comma 3 dell'art. 12 della Bozza di
Regolamento);
2. l'ANVUR e' 'affiancata' da un Comitato consultivo che "da' pareri e
formula proposte al Consiglio direttivo". I Componenti del Comitato
consultivo sono designati da organismi universitari e degli Enti di
ricerca, dal CNEL e da Organismi europei (art. 14).

La Bozza di Regolamento, con alcune modifiche gia' accolte dal Ministro
nel corso dell'incontro, sara' presentata al Consiglio dei Ministri che
l'approvera' e la inviera' alle Commissioni parlamentari competenti per il
prescritto parere. Successivamente il Regolamento sara' definito e
approvato dal Consiglio dei Ministri e quindi pubblicato sulla G.U.
Il Ministro si e' impegnato ad incontrare le Organizzazioni
dell'Universita' e della Ricerca dopo i pareri delle Commissioni
parlamentari e prima dell'approvazione definitiva del Regolamento da parte
del Consiglio dei Ministri.

L'ANDU nell'incontro ha espresso le proprie prime osservazioni sulla
Bozza, distribuita solo all'inizio della riunione.
L'ANDU, assieme ad altre Organizzazioni, ha chiesto che i componenti del
Comitato consultivo designati dal CNEL non potessero essere dipendenti
dell'Universita' o degli Enti di ricerca. Tale richiesta e' stata accolta
dal Ministro.
L'ANDU ha pure chiesto l'eliminazione dal Regolamento dei commi 10 e 11
dell'art. 4 perche' possono portare ad una pesante e inaccettabile
ingerenza dell'ANVUR sull'attivita' di ricerca condotta dai singoli docenti
e ricercatori.
Su questo e su altri contenuti del Regolamento l'ANDU esprimera' ulteriori
considerazioni, tenendo conto del dibattito che auspicabilmente
accompagnera' l'iter del Regolamento stesso.

14 marzo 2007

Nota. Il testo della Bozza di regolamento dell'ANVUR puo' essere letto
cliccando l'intero seguente indirizzo nel sito della FLC-CGIL:
http://www.flcgil.it/content/download/47652/310614/version/1/file/Universit%
C3%A0+e+Ricerca+-++Regolamento+ANVUR+12+marzo+2007.pdf
oppure puo' essere richiesto all'ANDU che lo inviera' in attach.

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Tuesday, March 13, 2007

Precari, concorsi, ANVUR, dottorati

[in editing]


Su precari, concorsi e ANVUR, segnaliamo l'articolo di Anna Maria Sersale
"L'universita' salvata dai precari - Voti agli atenei, ecco la bozza del
ministro", sul Messaggero del 9 marzo 2007:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/03/09SIC5057.PDF

Su didattica, ANVUR, FIRST e dottorato, segnaliamo l'articolo di Benedetta
P. Pacelli "Didattica, decreti in dirittura", su ItaliaOggi del 9 marzo 2007:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/03/09SIA5097.PDF

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I ministri dell’università

[in editing]

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

I MINISTRI DELL'UNIVERSITA'

"Purtroppo i professori di economia che stanno al governo e quelli che
sono anche grandi opinionisti e gli apparati del Tesoro da tempo sostengono
che l'universita' riceve molti soldi. Ho vissuto anch'io da ministro, 10
anni fa, questa grande fatica di far loro considerare i bisogni del mondo
scientifico. Predicano tagli all'universita' perche' pensano che il
dimagrimento aguzzi l'ingegno e produca efficienza. Forse anche per questo
la ricerca scientifica in questa Finanziaria ha faticato a divenire
priorita'. Le risorse sono SEMPRE state carenti, particolarmente
nell'ultimo quinquennio, ma questo non ha prodotto efficienza".
Questo e' quanto ha dichiarato Luigi Berlinguer, in un'intervista al
Corriere della Sera del 16 dicembre 2006. Berlinguer e' stato formalmente
Ministro (anche) dell'Universita'.

"Nessuno si aspetta miracoli e abbondanza, ma se l'Italia, di fronte
all'esplosione globale della spesa in ricerca e formazione superiore,
annuncia provvedimenti di definanziamento" della ricerca, "si tratterebbe
di un'altra politica" rispetto a quella con cui il centrosinistra si è
presentato agli elettori. "La si potrebbe fare, ma in quel caso ci vorrebbe
UN ALTRO MINISTRO" (dal Manifesto del 27 luglio 2006).
Questo ha dichiarato Fabio Mussi all'indomani del decreto Bersani che ha
tagliato i fondi all'Universita'. Mussi e' ancora formalmente Ministro
dell'Universita'.

"Mi auguro di poter raggiungere un ACCORDO con il mondo delle universita'
entro luglio. Vediamo cosa, per quella data, presenterete."
Questo ha detto Tommaso Padoa Schioppa concludendo il suo intervento in un
incontro tenutosi a Napoli il 3 marzo 2007. Padoa Schioppa nell'incontro ha
svolto un "attacco frontale" a Guido Trombetti, presidente della CRUI, che
"aveva ripetuto il disagio delle universita' italiane e dei rettori che
avevano detto 'Con questi tagli saremo costretti al blocco delle
attivita''" (dal Corriere del Mezzogiorno del 4 marzo 2007). Padoa Schioppa
non e' formalmente il Ministro dell'Universita'.

7 marzo 2007

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Commissariare i concorsi?

[in editing]

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

"COMMISSARIARE I CONCORSI", ABOLIRLI O RIFORMARLI?

"I concorsi universitari andrebbero commissariati per vent'anni". E'
questa la proposta 'disperata' di uno studioso che a quaranta anni e'
riuscito ad ottenere un dottorato senza borsa (v. "Io, cervello senza
padrino, respinto per vent'anni" su QN dell'1 marzo 2007, v. nota 1).
Questa proposta fa il paio con quella dell'abolizione dei concorsi perche'
ritenuti non riformabili.
L'abolizione, formale o di fatto, dei concorsi e' richiesta anche da quei
poteri accademico-confindustriali che vogliono completare lo smantellamento
dell'Universita' statale a vantaggio dei propri centri di auto-proclamata
eccellenza.
A sostegno del 'superamento' dei concorsi, da sostituire di fatto con un
giudizio 'a valle' da parte dell'Agenzia di valutazione cosiddetta terza,
e' in corso da mesi una campagna di stampa dei professori-opinionisti
simile a quella che dieci anni fa e' stata condotta per imporre la legge
Berlinguer sui finti concorsi locali (v. nota 2).

Da anni l'ANDU propone, invece, una riforma della formazione, del
reclutamento e della carriera dei docenti che ponga fine al precariato e ai
fenomeni di nepotismo, clientelismo e localismo.
Per ottenere cio' e' indispensabile sottrarre TOTALMENTE la scelta finale
dei vincitori dei concorsi a ricercatore e di coloro che devono progredire
nella carriera alla 'responsabilita'' locale, affidandola invece alla
comunita' nazionale.
Qualsiasi 'cambiamento' che mantenga a livello locale la scelta finale
(come spostare la 'chiamata' dalla Facolta' al Dipartimento o ad un
Organismo centrale dell'Ateneo) non impedira' la cooptazione personale,
anche se tale scelta dovesse essere preceduta da una idoneita' nazionale a
numero piu' o meno aperto. In tutti i casi si manterrebbe il carattere
localistico del reclutamento e della carriera dei docenti, che sta alla
base del nepotismo e della dipendenza scientifica e umana dal 'maestro', il
quale continuerebbe a scegliere chi e quando reclutare e chi e quando
promuovere.

La delega contenuta nella Finanziaria consentirebbe al ministro Fabio
Mussi di cambiare radicalmente, entro il mese in corso, le attuali
modalita' di svolgimento dei finti concorsi a ricercatore.
E' questa un'occasione che non va sprecata se il Ministro non vuole
produrre il suo secondo flop, dopo quello che sta realizzando con l'ANVUR
(l'Agenzia di valutazione), che, come e' stato scritto, "non e' terza
rispetto al ministero, da cui viene nominata e al quale deve riportare: e
questo e' uno strano caso di coincidenza fra giudice e giudicato" (da
"Ricerca: chi valuta i valutatori?", su Economy datato 7 marzo 2007, v.
nota 3).

RECLUTAMENTO
I concorsi per i posti nella fascia iniziale della docenza (oggi il ruolo
dei ricercatori) devono essere espletati a livello nazionale,
'concentrando', con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari
Atenei su fondi propri e/o ministeriali.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale
composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, appartenenti a sedi
diverse ed escludendo quelli degli Atenei che hanno bandito i posti.
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di
attivita' didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato,
assegni, borse, incarichi, ecc.

CARRIERA
La carriera dei docenti in ruolo (in tre fasce con uguali mansioni e
uguali diritti e doveri) va riformata distinguendo nettamente l'avanzamento
dal reclutamento. Le promozioni devono avvenire attraverso giudizi di
idoneita' nazionali individuali (non comparativi e quindi a numero aperto),
con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza
l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e
continuera' a lavorare. La composizione delle commissioni nazionali deve
essere la stessa di quelle per i concorsi a ricercatore.
Per i passaggi di fascia e' indispensabile prevedere uno specifico budget
nazionale per i connessi incrementi stipendiali.

FORMAZIONE
Per risolvere il problema del precariato e' necessario cancellare
l'attuale giungla di figure, sostituendole con un'unica figura per la
formazione pre-ruolo. Per i giovani in formazione va prevista liberta' di
ricerca, una retribuzione dignitosa e tutti i diritti (malattia,
maternita'/paternita', ferie, contributi pensionistici). La durata del
periodo pre-ruolo non deve superare i tre anni e si deve prevedere un
numero di posti rapportato agli sbocchi in ruolo.
E' necessario, inoltre, nei prossimi anni, il bando straordinario, su
nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di almeno 20.000 posti nel
ruolo dei ricercatori.

TERZA FASCIA
E' inoltre necessario e urgente trasformare il ruolo dei ricercatori in
terza fascia di professore, prevedendo la partecipazione di tutti ai
Consigli di Facolta' e l'accesso ai fondi di ricerca anche per i professori
di terza fascia non confermati.

4 marzo 2007

- Nota 1. Per leggere l'articolo "Io, cervello senza padrino, respinto per
vent'anni", apparso su QN dell'1.3.07:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/03/01SIA4155.PDF
- Nota 2. Sulla 'propaganda' del 1996 a sostegno della legge Berlinguer v.
il documento dell'ANDU del 29.1.07 "Le 'novita'' di Mussi":
http://www.bur.it/sezioni/sez_andu.php 29 gennaio 2007
oppure
http://www.orizzontescuola.it/article13726.html
- Nota 3. Per leggere l'articolo "Ricerca: chi valuta i valutatoti?",
apparso su Economy datato 7.3.07:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/03/01SIA4174.PDF

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Thursday, March 01, 2007

Favori e veleni

ANDU - 25 febbraio 2007
Associazione Nazionale Docenti Universitari


Segnaliamo l’articolo Favori e veleni a Concorsopoli di Anna Maria Sersale, apparso sul Messaggero del 25 febbraio 2007 e consultabile Rassegna Stampa del CNR.

Diffuso dall’Andu il 25 febbraio 2007
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Vedi anche:

Concorsopoli tra veleni e favori di Ezio Alessio Gensini.

ANVUR. Regolamento e confronto

ANDU - 25 febbraio 2007
Associazione Nazionale Docenti Universitari


ANVUR. REGOLAMENTO E CONSULTAZIONE

Siamo certi che il ministro Fabio Mussi manterrà l'impegno di sottoporre, in un incontro, alle Organizzazioni dell’Università il testo del Regolamento dell’ANVUR prima di presentarlo al Consiglio dei Ministri. Certo i tempi per l’incontro si starebbero facendo molto stretti se fosse vero che il Ministro porterà il regolamento dell’ANVUR alla riunione del Consiglio del 23 febbraio 2007.

Che il regolamento possa «arrivare a palazzo Chigi già in settimana» è scritto anche nell’articolo di ItaliaOggi «Valutazione atenei, pieno di polemiche sull’agenzia (Anvur)» qui sotto riportato.

L’ANDU, con la lettera qui in calce, ha comunque ricordato al Ministro l’impegno assunto.


== Da ItaliaOggi del 20 febbraio 2007:

Valutazione Atenei, pieno di polemiche sull’Agenzia (ANVUR)

di Benedetta P. Pacelli

Allunga il passo l’Agenzia nazionale di valutazione dell'università e degli enti di ricerca. Il regolamento attuativo potrebbe arrivare a palazzo Chigi già in settimana. Intanto fioccano le polemiche: troppi i compiti, tempi di lavoro stretti, troppa dipendenza dallo stesso ministro dell’università e della ricerca. E soprattutto, secondo le organizzazioni unitarie dell’università, era necessario un confronto più serrato. Insomma, la grande rivoluzione annunciata da Mussi non sembra per ora nascere sotto i migliori auspici. Parla addirittura di flop Nunzio Miraglia, coordinatore nazionale dell’Andu, l'Associazione nazionale dei docenti universitari, che considera quanto meno anomalo il fatto che il direttivo preposto a sovrintendere un’attività così ampia sia interamente di nomina ministeriale. Nelle linee guida del regolamento si legge, infatti, che il consiglio direttivo sarà nominato interamente dal ministro, se pur con la base del metodo dei comitati di selezione. Inoltre, per assicurare l’internazionalità e qualificare la terzietà, due membri saranno scelti dal ministro in rose indicate da enti di ricerca internazionali. E, infine, gli altri cinque saranno scelti ancora dal ministro, anche se in una rosa
indicata da un comitato di selezione appositamente nominato dallo stesso ministro. Il tutto, secondo l’Andu, si pone, tra l’altro, in netta contraddizione con le parole del sottosegretario all’università, Luciano Modica, che appena un mese fa aveva dichiarato che un membro sarebbe stato nominato dal presidente delle repubblica e altri due, non italiani, designati da enti internazionali.

Ecco perché, a fronte di queste considerazioni, l’associazione dei docenti lancia il suo appello e invita il ministro «a fermarsi per confrontarsi con le componenti e le rappresentanze dell’università». Rilievi sull’Anvur arrivano anche dal segretario generale della Uilpa-Ur, Alberto Civica, persuaso che il ministro si sia mosso solo «con colpi di mano» e soprattutto che si è intervenuti con troppa fretta su questioni importanti, quali appunto la valutazione, «aumentando la confusione sull’interpretazione di quali sono le reali intenzioni del ministro e della maggioranza per il governo dell’università e degli enti pubblici di ricerca».

Lettera
dell’ANDU al Ministro dell'UR

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

Al Ministro dell’UR,
on. Fabio Mussi

OGGETTO: Confronto su Regolamento ANVUR

Egregio Ministro,

abbiamo appreso da un’agenzia di stampa quanto segue: «l’Agenzia di valutazione del sistema universitario nazionale, il cui regolamento sarà presentato al Consiglio dei ministri del 23 febbraio» (Roma, 15 feb. 07 AP Com). Non avendo ricevuta ancora alcuna convocazione e avendo constatato che fino alle 18.30 di oggi nessuna indicazione in proposito è stata data alla sua Segreteria, ci permettiamo di ricordarle che nell’incontro dell’8 febbraio scorso Lei aveva assunto l’impegno di un confronto sul testo del regolamento dell’ANVUR prima che esso venisse presentato alle Commissioni parlamentari competenti.

In attesa di un Suo cortese riscontro, Le invio cordiali saluti.

19 febbraio 2007

Nunzio Miraglia - coordinatore nazionale dell’ANDU

ANVUR. Dal Consigliere Ragone all'Andu

[in fase di editing]
ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

ANVUR. IL CONSIGLIERE RAGONE ALL'ANDU

Riportiamo in calce il messaggio che Giovanni Ragone, consigliere del ministro Fabio Mussi, ci ha inviato in risposta al nostro documento La ‘rivoluzione’ di Mussi (nota 1).

Quando abbiamo diffuso il precedente messaggio del consigliere Ragone, del 9 novembre inviatoci 2006, avevamo scritto: «Vogliamo sperare che il messaggio del Consigliere del Ministro - che comunque ringraziamo per la personale disponibilità al dialogo diretto e pubblico - possa essere l’inizio di un vero confronto con l’intera compagine ministeriale sulle posizioni sostenute in tutti questi anni dall’ANDU, anche assieme alle altre Organizzazioni unitarie dell’Università». Nel diffondere il nuovo messaggio di Ragone - che ancora una volta ringraziamo per la sua disponibilità al dialogo diretto e pubblico - non possiamo non rammaricarci che il nostro auspicio di un confronto vero, organico e continuo, non sia stato finora accolto dal ministro Mussi.

Nel documento dell’ANDU, al quale si riferisce ora il consigliere Ragone, c’era scritto: «Le Organizzazioni unitarie dell’Università avevano detto che era assolutamente da evitare che l’Agenzia nascesse con un colpo di mano, come è stato quello di imporne l’istituzione col blindatissimo Decreto Legge (Decreto fiscale) di accompagnamento alla Finanziaria, e, per giunta, con una delega praticamente in bianco». A questo proposito Ragone sostiene che l’ANDU è «praticamente» sola «a intendere l’istituzione della Agenzia come un colpo di mano del Ministro». Premesso che riteniamo non ci sia nulla di male a essere soli ad avanzare una critica di cui si è profondamente convinti, in questo caso ad essere “soli” sono ADU, ANDU, APU, AURI, CISAL-Università, CISL-Università, CNRU, CNU, FIRU, FLC-CGIL, RNRP, SNALS-Università, SUN e UILPA-UR che insieme, nel documento del 14 settembre 2006, avevano scritto, riferendosi anche all’Agenzia, che era «improponibile, in tutti questi contesti, l’uso della legge delega, a maggior ragione nell’ambito blindato di una legge finanziaria». Le stesse Organizzazioni il 13 ottobre 2006 hanno ancora scritto: «Le OO.AA. valutano in modo del tutto negativo quanto finora previsto dal Governo, sia sul piano del metodo sia sul piano dei contenuti. Sul piano del metodo, le OO.AA. considerano improprio l’inserimento in una legge finanziaria di norme che disciplinano contenuti, come lo stato giuridico, che devono trovare la loro disciplina in una legge ordinaria ad essi solo finalizzata. Altrettanto impropria è la introduzione in un decreto legge dell’Agenzia di valutazione. Dietro questi provvedimenti vi sono poi deleghe generiche e gravi manchevolezze».

Ma andiamo al merito delle questioni affrontate da Giovanni Ragone. Egli
scrive: "e' evidentemente risibile definire "un flop", o un semplice organo
di consulenza del ministro l'Agenzia ancora prima che nasca (invertendo tra
l'altro la vostra tradizionale posizione di ostilita' verso la possibile
invadenza del nuovo organismo nella gestione)."
Sull'Agenzia la posizione dell'ANDU e' stata espressa piu' volte. Ecco
quanto abbiamo scritto, per esempio, il 7 settembre 2006:
"L'ANDU ritiene invece ("invece" rispetto a un'Agenzia 'forte', ndr)
opportuna l'introduzione di un sistema di valutazione discusso con la
comunita' universitaria ("mai piu' riformismo dall'alto"!) - si citava un
impegno non mantenuto di Mussi, ndr -, basato su criteri e metodi che
tengano conto della diversita' degli ambiti disciplinari e della
complessita' del lavoro universitario, e che lasci alla responsabilita'
politica i conseguenti interventi. Un sistema di valutazione che non deve
tradursi in un maggiore controllo gerarchico delle carriere e che non
'subappalti' l'autonomia universitaria ai poteri forti politico-accademici".
Una 'buona' Agenzia, come quella che auspichiamo, non deve fare la
'rivoluzione', come si ostina invece a sostenere Mussi.
La vera rivoluzione nell'Universita' italiana la si fa combattendo e
smantellando i poteri forti accademici che l'hanno 'sequestrata' e che la
stanno demolendo per controllare completamente le risorse pubbliche.
Per fare una vera rivoluzione bisogna fare leggi 'strutturali' che
eliminino il precariato, la cooptazione personale nel reclutamento, il
controllo anche 'umano' delle carriere. Rivoluzionario e' rivedere
radicalmente una 'riforma' della didattica che sta gravemente danneggiando
gli studenti e le loro famiglie. Rivoluzionario e' istituire un Organo
nazionale di autogoverno, non corporativo e non frammentato, che
rappresenti e difenda l'autonomia del Sistema nazionale delle Universita'
dai poteri forti accademico-politici. Rivoluzionario e' investire molto
(non ridurre i finanziamenti!) sull'Alta formazione e sulla Ricerca
statali, invece che sulle Universita' private, sulla fantomatica ricerca
industriale e sugli auto-proclamati Centri di eccellenza.
Mussi, al contrario, continua a ripetere che l'Agenzia "sara' una
rivoluzione, se ci libereremo dall'ossessione del controllo dei processi, a
monte, per spostare il baricentro del governo del sistema sulla verifica
dei risultati, a valle", come ha dichiarato (anche) nell'intervista al
Settimanale Carta del 18/24 novembre 2006 (nota 2).
Nella stessa intervista alla fine e' stata rivolta al Ministro la seguente
domanda: "L'Andu, fra gli altri ("fra gli altri", non da sola!, ndr),
contesta la decisione di istituire l'Agenzia per la valutazione degli
atenei nella finanziaria. Perche' questa scelta? Da chi sara' formata
l'agenzia e come verra' garantita la sua indipendenza?"
A questa domanda Mussi, tra l'altro, risponde: "L'Agenzia sara' una
struttura terza a composizione internazionale, indipendente sia rispetto
all'universita' e agli enti di ricerca che rispetto al ministero."
Anche alla luce di queste affermazioni, come si puo' non definire un flop,
come abbiamo scritto, l'annunciata "Agenzia 'indipendente' per la
valutazione"?
Un'Agenzia in cui TUTTI i componenti del Direttivo sono nominati dal
Ministro non puo' essere definita indipendente dal Ministro. E la nomina
ministeriale non e' una necessita', come scrive invece Ragone, ma una
precisa scelta politica, motivata dal Mussi come l'unica esente da logiche
spartitorie. Una motivazione, questa, istituzionalmente inaccettabile per
una scelta che meno di un mese prima non era ritenuta 'necessaria', visto
che il sottosegretario Luciano Modica ne aveva annunciata una diversa.
Insistere, contro ogni evidenza, nella pretesa che un'Agenzia interamente
nominata dal Ministro sia indipendente dal Ministro, non e' certo un buon
inizio per farne, come auspicato da Ragone, un "organo di valutazione
legittimato, (e) autorevole".
Detto questo, e cioe' che questa Agenzia e' un organo di consulenza del
Ministro, logica e buon senso vorrebbero che i compiti assegnati a un
Organismo cosi' fatto siano 'congrui', e comunque essi non possono (non
devono) essere 'rivoluzionari'. A questo proposito invitiamo a tenere
conto, in particolare, delle puntuali osservazioni di Alessandro Ferrara su
Europa del 15 febbraio 2007 (nota 3).
Insomma, bisogna stare attentissimi a non fare dell'Agenzia una sorta di
'Angelo vendicatore', che concretamente diventerebbe uno strumento di
potere in mano a coloro che gia' da anni dominano sull'Universita' italiana.
Va tenuto anche presente che il problema dell'uso autoritario delle Agenzie
di valutazione e' stato posto anche in altri Paesi, dove peraltro non
esistono poteri accademici cosi' pervasivi e devastanti, abituati a dettare
legge al Governo e al Parlamento, come quelli operanti in Italia.

Registriamo positivamente, nel messaggio di Ragone, che "alcuni dei punti"
(quali?) da noi sollevati "sono importanti, e sono oggetto di riflessione"
in sede ministeriale.

Il consigliere Ragone conclude escludendo che l'Agenzia possa valutare "i
casi singoli". Il sottosegretario Modica invece, tempo fa, aveva annunciato
il contrario. Speriamo di leggere nel regolamento dell'Agenzia l'esplicito
divieto di valutazione dei singoli.

17 febbraio 2007

= Nota 1. Per leggere il documento dell'ANDU "La 'rivoluzione' di Mussi"
del 15.2.07:
http://www.orizzontescuola.it/article13984.html
= Nota 2. Per leggere l'intervista del ministro Fabio Mussi al Settimanale
Carta del 18/24 novembre 2006:
http://www.miur.it/DefaultDesktop.aspx?doc=189
= Nota 3. Per l'intervento di Alessandro Ferrara "Si' all'Agenzia ma cosi'
e' troppo ministeriale", su Europa del 15.2.07:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/02/15SIB4013.PDF

=============

Da Giovanni Ragone, consigliere del Ministro dell'UR, all'ANDU:

"Cari amici dell'ANDU, siete praticamente i soli, nel vasto campo dei
soggetti sia istituzionali che associativi dell'Universita' e della
Ricerca, a intendere l'istituzione della Agenzia come un colpo di mano del
Ministro. Ad ogni riunione di consultazione, sia istituzionale che di
esperti di valutazione, registriamo viceversa un vastissimo consenso di
fondo.
Siamo consapevoli del fatto che si tratta di una riforma di importanza
strategica, che avra' un forte impatto. Stiamo lavorando per esaminare
tutti i suggerimenti ricevuti, e per migliorare l'impianto. Detto questo,
e' evidentemente risibile definire "un flop", o un semplice organo di
consulenza del ministro l'Agenzia ancora prima che nasca (invertendo tra
l'altro la vostra tradizionale posizione di ostilita' verso la possibile
invadenza del nuovo organismo nella gestione).
Alcuni dei punti che sollevate sono importanti, e sono oggetto di
riflessione. E' evidente che nell'impossibilita' di costituire una nuova
"authority", l'unica soluzione per garantire un'effettiva terzieta' di un
organismo che necessariamente va nominato dal Governo sta nel definire con
maggiore nettezza e trasparenza - ed e' uno dei suggerimenti possibili, tra
i molti che ci sono stati dati - i soggetti che possono proporre
candidature per un "search committee" indipendente (due sono gia'
individuati a livello europeo). Occorre che sia chiara l'effettiva
indipendenza del "search committee" stesso, e che sia garantita la
trasparenza delle autocandidature e il profilo di competenza richiesto.
Inoltre e' vero che non e' realistica una piena e immediata operativita'
dell'Agenzia. E con cio'? La gradualita' e' prevista a questo mondo. Ma e'
impossibile attuare una vera politica di incentivazione/disincentivazione
senza un organo di valutazione legittimato, autorevole e indipendente.
Sul tema "Agenzia e reclutamento": anche questa materia credo sia giusto
che diventi oggetto di valutazione, in particolare i criteri e le politiche
generali decise dagli Atenei o dai loro dipartimenti (non i casi singoli).

Giovanni Ragone"

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Università. spot e marketing

[da editare]

Da AFFARI&FINANZA di Repubblica del 12 febbraio 2007:

"Spot e marketing per "catturare" studenti ma i corsi piu' stravaganti
restano deserti

Da un capo all'altro della penisola e' un fiorire di lauree che definire
curiose e' poco: c'e' quella di Scienze del fiore e c'e' pure quella di
Scienze dell'igiene e del benessere del cane e del gatto

LUIGI DELL'OLIO
Roma

A Pavia si studia perdiventare dottori in Scienze del fiore e del verde,
mentre bisogna andare a Pisa per conquistare una laurea in Informatica
umanistica. Ad Aosta hanno invece istituito un corso di laurea in Scienze e
tecniche psicologiche delle relazioni di aiuto e a Bari uno in Scienze
dell'allevamento, dell'igiene e del benessere del cane e del gatto. Sono
alcuni dei corsi di laurea dai nomi curiosi, a volte sicuramente
stravaganti che sono stati attivati negli ultimi anni. Con l'introduzione
dell'autonomia universitaria e la riforma del 3+2, gli atenei italiani
hanno moltiplicato l'offerta formativa con un obiettivo preciso: quello di
"catturare" il maggior numero di iscritti. Ma anche le conseguenze sono
ovvie: viene dato il via a decine di corsi con un numero di immatricolati
che e' possibile contare sulle dita delle mani.
In ballo c'e' un mercato di 300-330mila "clienti", vale a dire il numero
di giovani che ogni anno entra nel mondo dell'universita'. Attirare il
numero piu' alto possibile di persone vuoi dire per gli atenei non solo
incrementare le entrate dirette (attraverso le rette), ma anche il
prestigio, che permette a sua volta di conquistare docenti illustri, che a
loro volta richiamano altri iscritti e conseguenti nuove entrate.
A questo scopo gli atenei fanno ricorso a ogni genere di strumento di
marketing, a cominciare dai manifesti pubblicitari e dagli spot televisivi,
che nella maggior parte dei casi giocano 1° carta della provocazione o
dell'ironia. Si sfruttano i canali della comunicazione moderna, da internet
ai videogiochi e si fa un largo ricorso alle lauree honoris causa,
dispensate a piene mani a personaggi della tv e dello sport. L'importante
e' finire sotto i riflettori dei media, far parlare di se', nel bene o nel
male.
"L'universita' si sta aprendo alle dinamiche del mercato e questo di per
se' non e' un male - osserva Mauro Santomauro, responsabile della didattica
e de1l'orientamento presso il Politecnico di Milano - Molti diplomati non
hanno idea del mondo universitario e l'informazione in tal senso puo'
favorire l'inserimento. L'importante e' non confondere comunicazione e
pubblicita': la sovrapposizione finisce col favorire i messaggi ammiccanti
e con il compromettere la qualita' degli iscritti".
Alla Bocconi hanno inventato un gioco per cellulari, intitolato "Ice
scream empire". L'utente e' chiamato a simulare la conduzione di una
piccola azienda di gelati: dalla registrazione dell'impresa all'assunzione
dei collaboratori, agli investimenti in comunicazione. "L'obiettivo
principale e' sensibilizzare il largo pubblico ai temi dell'economia -
spiega Mirka Giacoletto Papas, responsabile marketing e comunicazione
dell'ateneo milanese - Siamo un ateneo a numero chiuso, per cui non
utilizziamo questo strumento per accrescere il numero di iscritti; semmai
per ampliare la base di interessati e innalzare quindi il livello
qualitativo dei selezionati".
Nel 2002/03, primo anno di applicazione della formula 3+2, il ministero
dell'Universita' ha censito 3.838 corsi di laurea, 2.917 di primo livello e
736 di secondo. Ma nel giro di pochi anni la situazione e' esplosa, tanto
che quest'anno si e' toccata quota 5.434: un'impennata del 41 % (con le
lauree specialistiche piu' che triplicate) in quattro anni, a fronte di una
popolazione di immatricolati rimasta pressoche' inalterata. Alcuni corsi
quest'anno non sono partiti perche' andati deserti nel recente passato, ma
in molti casi sono stati prontamente sostituiti da altri simili. "In Italia
c'e' una situazione paradossale spiega Guido Fiegna, membro del Cnvsu
(Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario), organo
consultivo del mistero dell'Universita' - Da un lato abbiamo appena il 13%
di giovani tra i 25 e i 34 anni con un diploma di laurea, contro il 18%
della media Ocse. Dall'altro c'e' un'offerta formativa sovradimensionata
rispetto alle necessita'". Punta l'indice contro il 3+2 Nunzio Miraglia,
docente all'Universita' di Palermo e coordinatore nazionale dell'Andu
(Associazione nazionale docenti universitari): "Quello a cui assistiamo
oggi e' la conseguenza diretta di una riforma adottata in tutta fretta,
senza riflessione, ne' confronto con le parti interessate, vale a dire
docenti e studenti. Cosi', se da una parte abbiamo laureati triennali che
non interessano al mercato, dall'altro assistiamo a decine di corsi
specialistici con pochissimi iscritti". Fiegna attribuisce le
responsabilita' dello status quo agli stessi atenei: "Il nostro comitato -
precisa - ha provato ad arginare il fenomeno identificando dei requisiti
minimi per avviare i corsi, primo fra tutti la presenza di almeno nove
docenti. Il risultato e' stato che alcuni atenei hanno ridotto la dotazione
organica sino a questa cifra, destinando gli altri docenti alla nascita di
nuovi corsi".
Due i motivi principali che spiegano questo boom, entrambi legati a
equilibri di potere. "L'istituzione di nuovi corsi soddisfa le ambizioni
del personale docente e perpetua la gestione del potere accademico in capo
alle stesse persone per anni", accusa Miraglia, che punta il dito anche
contro il proliferare di atenei sul territorio della Penisola. "La logica
e' la stessa - spiega - a cambiare sono solo i protagonisti: i detentori
del potere politico a livello locale si fanno vanto di aver creato nuove
sedi universitarie, spesso senza preoccuparsi se vi sia o meno una domanda
sufficiente"."

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Corruzione strutturale

[da editare]

ANDU - Associazione Nazionale docenti Universitari

CORRUZIONE STRUTTURALE

Diffondiamo volentieri il contributo qui allegato di Alessandro Ferrara
che affronta il nodo centrale del potere accademico italiano, quello che
piu' volte l'ANDU ha definito il 'mercato dei concorsi' e che genera
nepotismo, clientelismo e corruzione. Fenomeni questi che non si eliminano
ne' con le campagne talvolta scandalistiche, ne' con l'Agenzia e nemmeno
con la magistratura.
Come scrive giustamente Ferrara, il problema e' strutturale. E cio' e'
quanto sostiene da anni anche l'ANDU, che chiede proprio sul piano
strutturale un intervento urgente e radicale.
Bisogna infatti fare 'saltare' le attuali dinamiche - ben descritte da
Ferrara - che rendono subalterno, scientificamente e umanamente, il docente
che vuole avanzare nella carriera a chi 'deve' trovargli il budget per un
finto concorso.

Da anni l'ANDU propone il superamento STRUTTURALE dell'attuale
insostenibile situazione prevedendo che l'ingresso nel ruolo docente
avvenga per concorso nazionale (prevalentemente nella terza fascia) e che
il passaggio di fascia avvenga per idoneita' nazionale individuale (a
numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica,
senza l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e
continuera' a lavorare.
Per il passaggio di fascia e' INDISPENSABILE prevedere uno specifico
budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Le commissioni nazionali, per i concorsi d'ingresso e per i passaggi di
fascia, devono essere interamente sorteggiate e composte di soli ordinari.

Solo in tal modo e' possibile in Italia impedire la cooptazione personale
e il controllo anche 'umano' negli avanzamenti di carriera basato sulla
'necessita'' di conquistare, caso per caso, il 'budget differenziale'.
Quanto proposto dall'ANDU va nella direzione opposta a quanto previsto dal
Progetto di legge Tessitore, presentato assieme ad altri Deputati
dell'Ulivo, e alla 'piramidalizzazione' della docenza che il ministro Mussi
vuole imporre agli Atenei.

11 febbraio 2007

======

Contributo di Alessandro Ferrara*:

Aria brutta per i furbi che influenzano i concorsi universitari nella piu'
completa impunita' o quasi. Cosi' ha piu' volte annunciato il Ministro
Mussi in uscite pubbliche e interviste. Da piu' parti si plaude al ruolo
dissuasore che la neonata Agenzia di valutazione avra' sul nepotismo
endemico della nostra macchina universitaria. La volonta' politica sembra
esserci. Ma e' adeguata la diagnosi?
Il Ministro ha dichiarato in un'intervista che il fatto che con qualunque
sistema concorsuale fin qui provato si riproduce la stessa corruzione
rimanda a "un problema culturale che va risolto prima di dedicarsi alle
alchimie del concorso perfetto". Ma e' solo un problema culturale?
Una studiosa americana come Susan Rose-Ackerman, famosa nel mondo per i
suoi studi comparativi sulla corruzione e autrice di una delle piu'
interessanti analisi sulla lezione che i paesi latinoamericani possono
trarre dalla vicenda italiana della maxi-tangente Enimont, sostiene che la
repressione per via giudiziaria ovunque alla lunga e' impotente a
contrastare la corruzione se questa gode di un incentivo strutturale nel
settore di riferimento. In altri termini, se il guadagno addizionale
ottenibile con il comportamento corrotto supera continuativamente e
nettamente il rischio di sanzioni, nel lungo periodo la repressione non ce
la fa a contrastare il fenomeno.
Torniamo al caso dell'universita'. Se in Italia, a differenza degli USA,
non abbiamo tenure-track, ovvero non c'e' obbligo per l'universita' che
assume un ricercatore di procurarsi il budget per i suoi futuri avanzamenti
di carriera subordinandoli solo a un giudizio di merito, ma se invece il
giudizio di merito - emesso da una commissione concorsuale - neanche viene
in essere se prima non e' stata vinta una dura e vera battaglia per
l'impiego delle scarse risorse presenti nelle facolta', non ci troviamo qui
di fronte a un elemento strutturale, e non soltanto culturale, che
incentiva la corruzione?
E' evidente infatti che le qualita' che un candidato deve avere per
assicurarsi che fra tutte le aspirazioni di carriera presenti nella sua
facolta' proprio la sua, assieme a quella di pochi altri fortunati, si
traduca in un bando di concorso e che la volonta' di bandire questa
piuttosto che quella materia si mantenga per tutto il tempo necessario
nelle lunghe stagioni pre-concorsuali italiane (come questa che si annuncia
adesso, ad esempio) sono qualita' completamente diverse dal chinare il capo
sui libri. Bisogna tenere insieme maggioranze, stringere accordi, fare
patti, poi eleggere commissari, tutte lodevoli attivita' ma che
disgraziatamente richiedono capacita' che con l'eccellenza nello studio
mantengono un rapporto assai tenue.
E se stesse proprio nella "marcia in piu'" (in piu' rispetto alla qualita'
dei propri studi) che e' oggi condizione necessaria per vincere un concorso
- in primis la capacita' di tessere rapporti che conducano al famoso "bando
di concorso", di proporsi come centro di una rete, di ottenere l'elezione
di commissari ben disposti, di mantenere questa buona disposizione nel
tempo, ecc - se fosse in questa variabile strutturale, e per nulla solo
culturale, la spiegazione dell'ostinato persistere di quella corruzione che
ha reso il termine italiano "concorso" una parola nota ai colleghi
stranieri, in cui suscita sempre un sorriso? Se fosse qui una delle ragioni
del suo resistere a ogni riforma?
La conclusione da trarne sarebbe che e' vana la speranza di contrastarla
con la magistratura - strada che fra l'altro impone piu' rischi al
ricorrente, colpito da immediato ostracismo, che al corrotto, certo che una
eventuale condanna ci mettera' anni a colpirlo - se non si attaccano le
basi strutturali della corruzione. Adottiamolo davvero, il sistema
americano della tenure-track ed elimineremo le premesse sui cui poggiano i
comportamenti corrotti nostrani. Il cambio di "cultura istituzionale"
seguira' allora, con i suoi tempi e l'aiuto della repressione giudiziaria.

*Alessandro Ferrara e' ordinario di Filosofia politica presso l'Universita'
di Roma "Tor Vergata" e Presidente della Societa' Italiana di Filosofia
Politica

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Corrotti, eccellenti e sovrani

[da editare]
ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

"CORROTTI", "ECCELLENTI" E "SOVRANI"

Nell'intervento di Alberto Abruzzese "Nell'universita' 'democraticista'
sono corrotto anch'io", apparso sul Riformista del 30 gennaio 2007 (v.
nota), tra l'altro si legge:
"O si cambiano le regole o saranno proprio le regole a portarci alla
rovina. O si affoga in una malattia generalizzata oppure si inventano nuovi
modi di garantire organizzazioni efficienti e produttive in grado di
rimpiazzare ideologia e forme degli attuali organi collegiali (consigli di
ateneo, consigli di amministrazione, consigli di facolta' e di corsi di
laurea, direzioni di dipartimento e via dicendo)."

Da anni l'ANDU propone una riforma radicale dell'Universita' per
assicurarne efficienza e qualita'.
Per questo si deve eliminare la cooptazione personale nella formazione, il
reclutamento e la carriera dei docenti, che si basa sul localismo delle
scelte, con gli 'annessi' fenomeni di nepotismo e di clientelismo.
Assieme alla riforma della docenza occorre, nell'ambito di un Sistema di
autogoverno nazionale delle Universita', riorganizzare gli Atenei,
prevedendo una nuova composizione e nuovi compiti degli Organi collegiali,
per realizzare una maggiore partecipazione e per rendere finalmente
effettiva la democrazia nell'Universita' (v. in calce le proposte dell'ANDU).

Solo con queste riforme si puo' impedire la definitiva cancellazione
dell'Universita' statale, di massa e di qualita', e si possono smantellare
i potentati accademici che la stanno portando alla rovina e che Abruzzese
descrive nell'ultima parte del suo intervento che qui riportiamo:
"(∑) a compiere scelte decisive in un momento cosi' drammatico per noi e
soprattutto per coloro per i quali lavoriamo, ci sono sempre di piu'
persone dei "quartieri alti". In ogni diramazione della stampa, della
televisione, dell'imprenditoria, della politica, questi docenti eccellenti
sono sovrani (si mettano o meno in vista, a seconda delle loro inclinazioni
e del loro calcolo o anche secondo le opportunita' del caso): qualcuno di
loro ha straordinarie doti strategiche e tattiche, e va detto che, al
contrario dei loro colleghi dei "quartieri bassi", spesso si tratta di
sofisticati conoscitori della macchina universitaria, infaticabili e
espertissimi suoi artifici. Splendidi costruttori di trame, anche se
svuotano dall'interno i palazzi che edificano, resi sicuri da un potere che
nessuno e' piu' in grado di togliere loro (potrebbe consentirlo solo
l'annunciato ricambio generazionale di un prossimo massiccio pensionamento,
ma rischia di avvenire agli ultimi cancelli proprio delle generazioni in
uscita). Ho fatto un sogno: un mondo nuovo in cui questi signori
dell'universita', grazie alla sicurezza acquisita nelle proprie trame di
dominio, accettavano di inserire contenuti nello loro strategie e dare
trasparenza alle loro relazioni sociali per iniziare finalmente un processo
di riqualificazione delle istituzioni in cui occupano un peso cosi'
determinante. La politica a volte si e' servita anche di queste svolte.
Chissa' che il mio sogno non possa avverarsi."
31 gennaio 2007

Nota. Per leggere l'intervento di Alberto Abruzzese "Nell'universita'
'democraticista' sono corrotto anch'io", apparso sul Riformista del 30.1.07:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/01/30SI42005.PDF

== PROPOSTE DELL'ANDU SU ORGANIZZAZIONE E DOCENZA

- GOVERNO DEL SISTEMA NAZIONALE E ORGANIZZAZIONE DEGLI ATENEI
Occorre prevedere un unico Organo di autogoverno del Sistema nazionale
delle Universita' direttamente eletto da tutte le componenti (docenti,
tecnico-amministrativi, studenti) del mondo universitario, con una
rappresentanza non frammentata (5 o 6 aree equivalenti) e non corporativa
(elettorato attivo e passivo comuni) delle tre fasce della docenza.
Alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di
Dipartimento dovrebbero essere riconosciuti specifici ruoli.
Il Rettore deve essere eletto da tutti i docenti (professori e
ricercatori), con una consistente partecipazione dei tecnico-amministrativi
e degli studenti.
Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dovrebbero essere
sostituiti da un "Consiglio di Ateneo" i cui componenti dovrebbero essere
tutti direttamente eletti e, anche in questo caso, con una rappresentanza
dei docenti non frammentata e non corporativa. Il Consiglio di Ateneo
dovrebbe eleggere al suo interno un Presidente.
Negli Atenei dovrebbero essere previsti specifici ruoli per i Collegi dei
Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di
Corso di Studio.
Potrebbe essere previsto un Organo di gestione (un "Esecutivo di Ateneo"),
eletto dal Consiglio di Ateneo, da affiancare al Rettore.
Il Rettore e tutti i componenti del Consiglio di Ateneo devono essere
interni all'Ateneo stesso.
Le strutture portanti dell'Ateneo devono diventare i Consigli di Corso di
Studi per la didattica e i Dipartimenti per la ricerca. Nei Dipartimenti,
rivedendone i criteri di formazione e le dimensioni, si dovrebbero
'incardinare' i docenti, togliendo ai Consigli di Facolta' la 'gestione'
dei posti e assegnando loro compiti di coordinamento dei Corsi di Studio.
La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere
normati dalla legge.

- DOCENZA
Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico,
articolato in tre fasce con uguali mansioni. Ingresso nel ruolo docente per
concorso nazionale (prevalentemente nella terza fascia) e passaggio di
fascia per idoneita' nazionale individuale (a numero aperto), con immediato
e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore chiamata
della Facolta' dove il docente gia' lavora e continuera' a lavorare.
Per il passaggio di fascia e' indispensabile prevedere uno specifico
budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Le commissioni nazionali, per i concorsi e per i passaggi, devono essere
interamente sorteggiate e composte di soli ordinari.
Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura con adeguata
retribuzione, diritti (malattia, maternita', ferie, contributi
pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di posti rapportato a
quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di
almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell'attuale giungla
di figure precarie.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore,
prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facolta' e l'accesso
ai fondi di ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati.
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per i docenti
a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali.

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Monday, February 05, 2007

Le novità di Mussi

ANDU - 29 gennaio 2007
Associazione Nazionale Docenti Universitari


LE NOVITÀ DI MUSSI

1. La solita storia dell’Autonomia
2. La precarizzazione del ruolo dei docenti.
3. E gli Usa?
4. Una considerazione.
5. Appendice

1.
La solita storia dell'autonomia

Il ministro Fabio Mussi, su Repubblica del 14 gennaio 2007, ha scritto: «Il governo sta provando ad inventarsi qualcosa per ridurre al minimo gli elementi clientelari e nepotistici che hanno afflitto tanti passati concorsi, quali ne fossero le regole». Nell’articolo dell’Unità del 27 gennaio 2007 in calce integralmente riportato si legge:
«Mussi ha anche fatto cenno al sistema attuale di assunzione dei ricercatori, sottolineando di essere in linea teorica per l'abolizione dei concorsi. Tu chiami chi vuoi - ha chiarito - poi io ti valuto, e dopo ripetuti errori ti levo i soldi». Mussi ha posto l’attenzione sulla autonomia degli atenei e della comunità scientifica, che attraverso la nuova agenzia di valutazione di imminente varo “dovrà assumersi la responsabilità sulla base dei titoli di assumere qualcuno, poi l'agenzia
valuterà”».

Insomma Mussi, per combattere il clientelismo e il nepotismo, vorrebbe aumentare l’autonomia locale nel reclutamento, salvo, dopo “ripetuti errori”, levare i soldi sulla base dei giudizi della «nuova agenzia di valutazione di imminente varo».

Gli argomenti a favore dell’autonomia locale nel reclutamento sono gli stessi che portarono all’approvazione nel 1998 della legge Berlinguer sui concorsi locali a ordinario e ad associato, legge che produsse quei fenomeni di localismo, clientelismo e nepotismo, qualche anno dopo ‘scoperti’ da tutti (compresi gli ‘autori’ della legge).

Ecco una sintesi della ‘propaganda’ di allora a sostegno dei concorsi locali:

- Giorgio De Rienzo sul Corriere della Sera del 6.7.96 scriveva che con le nuove norme della legge Berlinguer «i nuovi concorsi dovrebbero sfuggire alle vecchie logiche mafiose. Infatti sarà più difficile per i membri della commissione stabilire accordi truffaldini, poiché si troveranno a decidere su un solo posto, per un singolo ateneo, e non più posti a livello nazionale».
- Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 22.7.96 affermava che solo «con l’autonomia e la libertà di competizione» si poteva contrastare il provincialismo.
- Umberto Eco su Repubblica del 23.7.96 sosteneva che la legge Berlinguer «cerca di far funzionare l’università come i giornali o un’altra azienda produttiva. Gli atenei diventano responsabili della scelta del professore di cui hanno bisogno. Ma allora avverrebbe quel che avviene per i giornali: alcuni fanno ottime scelte, vendono bene e sono considerati autorevoli, altri fatti male, e tirano a campare. O chiudono». Se non passa senza sostanziali modifiche la legge Berlinguer “addio Europa”, concludeva.
- Aldo Schiavone su Repubblica del 24.7.96 asseriva che è «importante non perdere tempo in discussioni improduttive impancate solo per vanificare tutto». Berlinguer, per «vincere una partita difficile», «la conduca con freddezza e duttilità - come sa del resto fare». «Vada per la sua strada, con fermezza e alla luce del sole».
- Marcello Pera sul Corriere della Sera del 25.7.96 dichiarava: «Finalmente abbiamo un bel ministro di destra - ha esordito il senatore berlusconiano -. Proprio quello che ci voleva! Se ha bisogno di aiuto, eccomi qua». «L’essenziale è resistere alle pressioni del partito trasversale che si oppone al rinnovamento. È una lobby potentissima: associati, ricercatori, sindacati dell’università».

Tra coloro che costituivano (e continuano a costituire) l’opinione pubblica sulle questioni universitarie, solo Nicola Tranfaglia intuì che «il decentramento così realizzato rischia di accentuare gli aspetti di clientelismo e di localismo già forti nelle nostre università». Per evitare ciò, Tranfaglia auspicava una vera autonomia degli atenei per la quale però «non si può non ipotizzare proprio l’abolizione del valore legale del titolo di studio» (da Repubblica del 25.7.96).

Naturalmente l’opinione pubblica vinse e la legge Berlinguer fu approvata, nonostante le nostre argomentazioni-previsioni di semplice buon senso. Il 27 giugno 1998, prima dell’approvazione della legge Berlinguer, abbiamo scritto:
«Con questa legge i concorsi locali ad ordinario e ad associato risulteranno una finzione come da sempre lo sono quelli a ricercatore. Localismo, nepotismo e clientelismo, già ampiamente esercitati nei concorsi per l’ingresso nella docenza, saranno praticati anche nell’avanzamento nella carriera, in misura di gran lunga superiore a quanto sperimentato con gli attuali meccanismi concorsuali» (Università Democratica, n. 162-163, p. 5).
E nel dicembre 1998 abbiamo aggiunto:
«ora anche la carriera deve essere decisa attraverso una cooptazione personale da parte di quelli che una volta si chiamavano baroni ed è ad essi che bisognerà affidarsi, con adeguati comportamenti anche umani, per vincere concorsi che sono considerati, non a torto, una mera perdita di tempo, un fastidioso ritardo all’attuazione di una scelta già operata» (Università Democratica, n. 168-169, p. 7).
Miscelando (come pare piacere a Mussi) l’assoluta autonomia nel reclutamento con la verifica a posteriori delle scelte da parte dell’Agenzia, il risultato sarà devastante per l’Università, portando ai ‘massimi’ livelli la cooptazione personale e il potere di chi, sul piano nazionale, ha sempre dominato sull’Università. Per eliminare la cooptazione personale e per affidare la scelta di chi reclutare all’autonomia della comunità scientifica proponiamo da sempre di fare svolgere i concorsi a ricercatore, banditi dagli Atenei, a una commissione nazionale composta solo da ordinari sorteggiati.

2.
La precarizzazione del ‘ruolo’ dei docenti

Nell’articolo dell’Unità si legge anche che Mussi ha detto: «Sono per introdurre il principio del superamento dell’inamovibilità dei docenti universitari». Lo stesso Mussi, su Repubblica del 15 luglio 2006, aveva dichiarato: «bisogna sfatare uno storico tabù dell’università italiana: chi entra e non fa carriera si sente un fallito. Negli altri Paesi non è così. Docenti dei vari livelli escono dagli atenei e arricchiscono con la loro conoscenza la pubblica amministrazione e le industrie. È necessario prevedere uscite multiple dalla docenza». La precarizzazione dei docenti di ‘ruolo’ è un obiettivo centrale della lobby accademica trasversale che vuole accrescere il suo controllo gerarchico. Un obiettivo già previsto nel disegno dei DS sull’Agenzia per la valutazione, presentato all’inizio del 2006, e nel progetto di legge dell’Ulivo sulla docenza, presentato alla fine del 2006.

3.
E gli Usa

Il ministro Moratti ha smesso di ripetere, come un ‘disco incantato’, che la docenza universitaria italiana era a forma di “piramide capovolta” solo quando ha smesso di essere ministro. Il ministro Mussi invece, più giustamente, dice che si tratta di una clessidra (in realtà è quasi un cilindro): «20 mila ordinari, 19 mila associati, 22 mila ricercatori». Però, il Ministro, come riporta l’Unità, di questa ‘forma’ si lamenta:
«L’Italia - ha sottolineato Mussi - è l'unico Paese in cui il numero degli ordinari e degli associati è uguale a quello dei ricercatori. Dobbiamo ripristinare la piramide assumendo più ricercatori e aumentando i loro stipendi».
Lo stesso Mussi aveva scritto su Repubblica del 14 gennaio 2007 che in Italia l’attuale rapporto tra le tre fasce rappresenta «un assetto surreale del corpo docente», mentre «in tutto il mondo la struttura è a piramide». Forse Mussi non riesce a trovare il tempo di documentarsi, continuando così a ripetere cose sbagliate. Infatti:

1. “Dobbiamo RIPRISTINARE la piramide”. Ma quando mai c’è stata la piramide? La stessa legge, il DPR 382 del 1980, che ha introdotto le fasce degli associati e dei ricercatori, prevedeva organici nazionali di 15.000 ordinari, 15.000 associati e 16.000 ricercatori.
2. “L'Italia è l’UNICO Paese in cui il numero degli ordinari e degli associati è uguale a quello dei ricercatori”. “In TUTTO il mondo la struttura è a piramide”.

Se gli USA fanno parte di "tutto il mondo" allora Mussi farebbe bene a leggere quanto segue:
«Complessivamente, il 31% di tutti i docenti a tempo pieno degli Stati Uniti è full professor, il 24% è associate professor e il 22% è assistant professor, mentre il restante 23% occupa altre figure contrattuali meno diffuse. Queste statistiche cambiano drasticamente negli atenei più prestigiosi, dove non è raro che il 70-80% dei docenti sia full professor. Come si vede, la struttura della docenza nelle università americane è tutt’altro che piramidale. Inoltre, come abbiamo detto, i docenti più giovani comunque non dipendono da altri docenti più anziani nè per la loro attività didattica né per quella di ricerca, e anche le loro prospettive di carriera dipendono solo da organi collegiali ampi e non da singoli docenti anziani» (da pag. 44 di L’Università negli Stati Uniti d’America di Lorenzo Marrucci).
Dunque non è vero che «in tutto il mondo la struttura è a piramide» e non è vero che «l’Italia à l’unico Paese in cui il numero degli ordinari e degli associati è uguale a quello dei ricercatori».

Tutto questo l’abbiamo già ‘segnalato’ nel nostro documento del 16 gennaio 2006 La ‘piramide’ USA, dove era anche scritto:

«Abbiamo già detto come non sia opportuno predeterminare alcuna forma geometrica dell’assetto della docenza, che è meglio farla derivare, man mano, dall’accertamento, senza clientelismi e senza nepotismi, delle capacità didattiche e scientifiche maturate dai singoli docenti».

4.
Una considerazione

Non è facile fare il Ministro per una Università statale, di massa e di qualità. Finora nessuno l’ha fatto. Nessun Ministro ha mai operato per realizzare l’autogoverno del Sistema nazionale delle Università e metterlo così in grado di difendere l’autonomia universitaria dai poteri forti accademico-politici.

5.
Appendice

Dall’Unità del 27 gennaio 2007:

Mussi: «Aumenterò del 20% lo stipendio dei ricercatori».

«Gli stipendi dei ricercatori sono oltraggiosi, voglio aumentarli del 20%». Lo ha detto il ministro per l’Università e la Ricerca, Fabio Mussi, durante un incontro in una sezione Ds di Roma. «L’Italia - ha sottolineato Mussi - è l'unico Paese in cui il numero degli ordinari e degli associati è uguale a quello dei ricercatori. Dobbiamo ripristinare la piramide assumendo più ricercatori e aumentando i loro stipendi». Allargando il discorso, il ministro ha garantito che sono in arrivo nei prossimi anni «una barcata di soldi per università e ricerca, e chi è più bravo li prende». Non usa mezzi termini Mussi nel preannunciare che i tempi delle vacche magre stanno, almeno parzialmente, per finire. Sono lontani i tempi delle frizioni con la parte del governo che sembrava penalizzare il mondo universitario. «Stanno arrivando i soldi della finanziaria e quelli europei - ha sottolineato - a questo punto sono le università a doversi svegliare». In particolare, ha ricordato Mussi, sono in arrivo «960 milioni di euro in 3 anni dalla finanziaria, ma soprattutto 53 miliardi di euro in 7 anni dal settimo programma quadro europeo, che presenteremo lunedì in pompa magna ai Lincei. Noi speriamo di arrivare al 14% di questi fondi, cioè 9 miliardi.

In più - ha aggiunto il ministro - ci sono i fondi strutturali europei. I soldi per la ricerca ci sono, sono le università che devono presentare i progetti". Mussi ha anche fatto cenno al sistema attuale di assunzione dei ricercatori, sottolineando di essere in linea teorica «per l’abolizione dei concorsi. Tu chiami chi vuoi - ha chiarito - poi io ti valuto, e dopo ripetuti errori ti levo i soldi. Sono per introdurre il principio del superamento dell’inamovibilità dei docenti universitari». Mussi ha posto l’attenzione sulla autonomia degli atenei e della comunità scientifica, che attraverso la nuova agenzia di valutazione di imminente varo «dovrà assumersi la responsabilità sulla base dei titoli di assumere qualcuno, poi l’agenzia valuterà».

Diffuso dall’ANDU il 29 gennaio 2007

Wednesday, January 24, 2007

Atenei all'asta! Soloni?

ANDU - 21 gennaio 2007
Associazione Nazionale Docenti Universitari

ATENEI ALL’ASTA. SOLONI?

Gli economisti

«Perché privatizzare? È un caso di mali estremi ed estremi rimedi. Le proposte di riforma, anche radicali, apparse su lavoce.info o in altre sedi, sono senz’altro idee nella direzione giusta, ma secondo me troppo timide». La soluzione? Mettiamo gli “Atenei all’asta”. Come fare? «È possibile considerare, per alcuni atenei, licenze a tempo limitato (venti o trent’anni), come per grandi opere pubbliche quali il tunnel sotto la Manica». «Chi potrebbe comprarle? Molte università estere costruiscono alleanze o sedi ex-novo in paesi in cui vi è un mercato potenziale: dal Campus di Barcellona dell’università di Chicago, a quello cinese dell’università di Nottingham, al Bologna Center della Johns Hopkins University» (vedi). Questo e altro si legge su Lavoce.info. Posizioni che potrebbero rimanere nel campo delle curiosità se non fossero espressioni di una ideologia italo-americaneggiante che domina sull’Università italiana.

Luigi Berlinguer

Luigi Berlinguer, in un’intervista al Corriere della Sera del 16 dicembre 2006, ha dichiarato: «Purtroppo i professori di economia che stanno al governo e quelli che sono anche grandi opinionisti e gli apparati del Tesoro da tempo sostengono che l'universita' riceve molti soldi. Ho vissuto anch’io da ministro, 10 anni fa, questa grande fatica di far loro considerare i bisogni del mondo scientifico. Predicano tagli all’università perché pensano che il dimagrimento aguzzi l’ingegno e produca efficienza. Forse anche per questo la ricerca scientifica in questa Finanziaria ha faticato a divenire priorità. Le risorse sono sempre state carenti, particolarmente nell’ultimo quinquennio, ma questo non ha prodotto efficienza». Insomma, secondo Berlinguer, sull’Università italiana si starebbe esercitando da anni una sorta di dittatura dei “professori di economia” che per curare l’Università statale hanno deciso di ucciderla. Quella di Berlinguer è una dichiarazione (denuncia?) di un ‘fenomeno’ gravissimo sul piano politico-istituzionale, una dichiarazione che finora è stata considerata acqua fresca (o la scoperta dell’acqua calda?), col silenzio assoluto di tutti i Responsabili istituzionali e politici.

I veri ministri dell’università

«Il problema è che i nostri ‘nemici’ (metta le virgolette) sono i professori di Economia che vanno al governo: Padoa Schioppa, Visco, Nicola Sartor», ha dichiarato il Rettore dell’Università di Padova nell’intervista sul Gazzettino del 21 gennaio 2007, in un articolo con titolo I veri nemici sono i professori diventati ministri (vedi).

Mussi

Il ministro Fabio Mussi, nell'intervista all’Espresso datato 25 gennaio 2007, con titolo I corrotti e i furbi ora li denuncio, ha dichiarato: «L’Italia abbonda di soloni che credono che definanziando l’università pubblica si faciliti l’efficienza» (). Ridurre al rango di “soloni” coloro che da decenni determinano il progressivo definanziamento dell’Università statale costituisce una preoccupante sottovalutazione politica, anche alla luce dell’ultimo definanziamento, imposto dal Governo nonostante l’attuale Ministro abbia minacciato le sue dimissioni.

L’autonomia dei ministri titolari

La lobby trasversale accademico-politica (della quale i “professori di economia” di cui parla Berlinguer sono una parte) ha sempre lasciato un margine di autonomia ai Ministri dell’Università che si sono via via succeduti, alla ‘sola’ condizione che essi operassero scelte comunque mirate alla distruzione dell’idea stessa di un’Università statale, di massa e di qualità. Scelte quali la falsa autonomia finanziaria per ‘gestire’ la progressiva riduzione dei fondi, la finta autonomia statutaria, l’abolizione di fatto del CUN, i finti concorsi locali, l’imposizione del fallimentare “3 + 2”, la moltiplicazione degli Atenei, l’aumento a dismisura del precariato.

Diffuso dall' ANDU il 21 gennaio 2007

Monday, January 22, 2007

Docenza: Usa e Italia

ANDU – 20 gennaio 2007
Associazione Nazionale Docenti Universitari


Docenza. Usa e Italia

Diffondiamo un messaggio (v. sotto) inviatoci da Giovanni Pauletta, dell’Università di Udine, a commento del documento dell’ANDU Docenti. La ‘piramide’ USA (vedi). Pauletta, in particolare sostiene, così come l’ANDU, che, a differenza che negli USA, «tenuto conto della nostra realtà, non ritengo possibile affidare l’avanzamento di carriera alle strutture locali per quanto larghi siano i corrispondenti organi collegiali». Sempre sul confronto Usa-Italia, segnaliamo l’intervento di Alessandro Ferrara, dell’Università di Roma Tor Vergata, Le variabili che ostacolano l’eccellenza, apparso il 19 gennaio 2007 sulla prima pagina di Europa.

Da Giovanni Pauletta:

«Mi hanno fatto molto piacere le vostre precisazioni riguardo la realtà universitaria negli USA. Mi riferisco in particolare alla seguente:

“Inoltre, come abbiamo detto, i docenti piu' giovani comunque non dipendono da altri docenti più anziani né per la loro attività didattica né per quella di ricerca, e anche le loro prospettive di carriera dipendono solo da organi collegiali ampi e non da singoli docenti anziani”.
che sono molto lieto di confermare in base alla mia esperienza. Potremmo aggiungere che i docenti giovani vengono selezionati proprio in base alla loro capacità di avviare ricerca indipendente, ma allora dovremmo anche aggiungere che vengono finanziati dagli stessi atenei (oltre alle agenzie federali come il DOE o NSF) per avviare le loro attività di ricerca (“startup funds”), e forse non dovremmo tacere un’altra realtà (che è di fondamentale importanza per evitare favoreggiamenti e nepotismi): le università non assumono i propri allievi, se non dopo che hanno stabilito la loro reputazione professionale altrove.

Confermo anche che le prospettive di carriera dipendono da collegi ampi -- ma locali -- ed aggiungo che non sono soggette a concorso: il candidato viene ammesso all’avanzamento dalla propria struttura in base al giudizio di questa struttura riguardo alle sue prestazioni (anzitutto nella ricerca). La difficoltù nel mettere a confronto realtà universitarie è in misura alla diversità delle realtà sociali di cui fanno parte. Nei primi due confronti citati sopra incidono diversità nella disponibità di risorse e nella mobiltà della popolazione. Per quanto riguarda l’avanzamento di carriera, le condizioni di confronto sono talmente diverse che non mi azzardo ad inoltrarmi nell’argomento. Mi limito a dire che, tenuto conto della nostra realtà, non ritengo possibile affidare l’avanzamento di carriera alle strutture locali, per quanto larghi siano i corrispondenti organi collegiali.

Se a queste difficoltà di confronto, si aggiunge la tendenza a basare questi confronti su concezioni malfondate, è forse il caso di evitarli del tutto. Sarebbe un peccato però dover rinunciare a trarre spunti dagli altri. In fin dei conti, per quanto riguarda la disponibilità di risorse, il confronto potrebbe contribuire a convincere i nostri politici a dedicare una frazione adeguata del nostro P.I.L. alla ricerca, e per quanto riguarda la mobilità, potrebbe servire a convincere i nostri giovani aspiranti accademici che la mobilità fà parte del mestiere.

Giovanni Pauletta - Università di Udine

Diffuso dall’ANDU il 20 gennaio 2007
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